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86330 Parte tre

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L’uomo nell’auto imprecò a bassa voce quando vide, dall’altro lato della strada, la ragazza del bar che usciva dal locale a braccetto con un altro. Aspirò un’ultima volta dalla sigaretta e la gettò fuori dal finestrino, insieme a una nuvola di fumo e disapprovazione, con un secco scatto dell’indice della mano sinistra. Si sentiva come un bambino a cui avessero appena rubato il giocattolo preferito davanti agli occhi, senza che ci potesse far nulla. Colpì il volante con un pugno di cui non riuscì a trattenere del tutto la forza e guardò l’orologio, per rendersi conto di quanto tempo aveva perso per nulla. Avrebbe fatto meglio a consultare un calendario, considerò amareggiato.

Se l’era studiata bene, questa volta. Appena aveva visto la ragazza del bar aveva deciso che avrebbe dovuto concluderci qualcosa. Era decisamente il suo tipo. Il fisico minuto, quei capelli neri tagliati corti, l’andatura veloce e flessuosa, il viso affilato. Quel collo snello, senza segni o smagliature, soprattutto. Un collo femminile ben fatto aveva su di lui un ascendente ben maggiore di ogni tecnica di seduzione. Aveva imparato a quattordici anni che le vie per dar piacere alle donne non si limitano a raggiungere le destinazioni più ovvie, e trovava eccitante sopra ogni cosa la reazione che offrivano alla stimolazione di quella zona. Baciava, inumidiva, soffiava leggermente e godeva del piccolo brivido che riceveva in cambio, del mugolio sommesso, della schiena che si inarcava leggermente a promettere di più.

Si destò dalle sue fantasie con un brontolìo. Convincere i colleghi ad andare quasi ogni sera a bere qualcosa in quel bar, prima di tornare a casa, approcciarla, creare confidenza, scoprirla non impegnata, saggiare il suo senso dell’umorismo e i suoi gusti. I segnali sembravano promettere più che bene, e aveva una certa esperienza in materia. Invece era andato tutto a puttane, per di più nella sera cruciale per i suoi progetti. Aveva lasciato la giacca al bar, aspettava soltanto che staccasse per imbattersi casualmente in lei con quella scusa – banale, plausibile ma abbastanza improbabile da far capire un certo interesse – e fare quel passo in più.

Due di notte. Serata buttata, settimane buttate. Pensò a sua moglie a casa che dormiva già da un paio d’ore almeno, ma il mancato tradimento non lo fece sentir meglio. Non provava sensi di colpa per le sue piccole fughe; si erano sposati entrambi troppo giovani, lui troppo irrequieto e lei troppo incinta. Per quanto le volesse ancora bene e adorasse sua figlia, sapeva benissimo che quelle evasioni erano l’unica maniera per riuscire a sopportare una quotidianità troppo pesante per i suoi trent’anni.

Lanciò un’ultima occhiata alla coppia, che ormai stava già girando l’angolo. Barcollavano, quasi. Avevano chiaramente festeggiato fino a poco prima, e con tutto probabilità avrebbero concluso di lì a breve, nella camera da letto di uno dei due. Bastardi. Troia.

Schiacciò l’acceleratore come fosse una valvola di sfogo, e il rumore dell’auto che sgommava lo aiutò a sentirsi più leggero, per un istante.

 

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2 commenti

  1. decebalo

    hai un bellissimo stile descrittivo e devo dire che è affascinante lo schema a catena dei personaggi.

  2. grazie mille, e grazie anche a ladislao per il commento della seconda parte.