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La parola che ci separa – Magari più tardi

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“E all’improvviso lui si rese conto!
La sua mente ebbe come un cedimento.
Per un attimo riuscì solo a fissarsi muto le mani.
Adesso se ne rendeva conto!
La certezza gli rimbombava nella mente.”
Raymond Carver – Vuoi star zitta, per favore?

Ero rimasto attaccato a quell’ultimo brandello di fedeltà per più di un anno, era l’ultima cosa che mi teneva insieme.

Non so perché, ma il fatto che lui non le fosse venuto dentro mi consolava.

Ero riuscito a sopportare ogni passo avanti della sua confessione, interrogatori dove io ero aguzzino e vittima allo stesso tempo. Avevo sopportato che lei si fosse fatta rimorchiare da un collega d’ufficio, che all’inizio avessero solo pomiciato un po’ nella sua macchina, poi che l’avessero fatto: una bomba che ti scoppia in pancia e ti guardi e non capisci perché non sanguini. Poi ancora che forse lui non aveva il profilattico e poi che non ce l’aveva proprio.

Così mi ero posto un limite e solo una cosa contava, lui non le era venuto dentro, la mia linea Maginot teneva… a stento… in mezzo ai fuochi, ma teneva.

Il tradimento è una cosa di gomma nel cervello, una massa che senti sempre, giorno e notte, qualunque cosa tu stia facendo, e ci pensi sempre perché è impossibile non pensare a una cosa di gomma che abita nel tuo cervello.

Ti fai del male. Male vero. Immaginandoti le cose. Immaginando la tua donna prendere in mano il cazzo duro di un altro e infilarselo dentro.

Ti spacca in due. Male vero.

Sono sicuro che anche uno che ha perso la vista o un braccio ha giorni in cui non pensa a quello che gli è successo e fa le cose naturalmente, senza pensarci su, liscio e facile.

Non per me, ogni singolo giorno ripenso a quei momenti in cui io non c’ero e mi immagino di riuscire a intervenire e fermare tutto appena in tempo, ma il più delle volte resto a guardare.

Stamattina ci preparavamo ad andare a lavoro, volevo parlare con lei di argomenti che non fossero cose da comprare, conti da pagare o vicini che rompevano, così le faccio:

Ci pensi che in realtà marito e  moglie sono dei perfetti estranei, ma finiscono per fare e dire cose che nella maggior parte dei casi non farebbero e direbbero a nessun altro.

Già,  si chiama intimità… senti, magari più tardi…

E poi se divorziano tornano ad essere degli estranei, come se nulla fosse successo. In realtà l’unico vero legame è quello che lega i figli ai genitori, ma solo in un verso, cioè nel senso che anche i figli agli occhi dei genitori sono degli estranei. Degli alieni piovuti nelle loro vite. No?

Vedo che il tuo senso paterno non è migliorato dall’ultima volta che ne abbiamo parlato e… comunque lo so dove vuoi andare a parare, ormai è passato un secolo, vuoi ancora farti del male? Eh?

Non volevo andare a parare da nessuna parte, ma non mi dà neanche il tempo di uscirne.

Senti… facciamola finita… l’abbiamo fatto… fino in fondo… mi è venuto dentro perché gli ho detto che poteva venirmi dentro,  poi mi ha riaccompagnata al parcheggio dell’ufficio e sono tornata a casa da te che per un’ora di ritardo hai iniziato a darmi il tormento. Sei contento? Ti basta? E ora falla finita.

Ma… mi avevi detto…

So benissimo cosa ti ho detto, ricordo ogni singola parola di ciò che ti ho detto e sinceramente la maggior parte delle cose le ho dette solo perché pensavo che non mi sentissi mentre mi urlavi in faccia. E sai un’altra cosa? In quel periodo non prendevo la pillola e me ne sono fregata, gli ho detto di venirmi dentro fregandomene e mentre lui mi fotteva pensavo: chi se ne frega. E poi ho pure pensato a cosa avrà detto in giro ai nostri colleghi, vantandosi di avermi scopato, e me ne sono fregata anche di questo, perché sono stata anche io a scopare lui e mi è piaciuto, anche se non me ne sono vantata con nessuno.

Già… era così, dovrei dire che in fondo l’avevo sempre saputo no? In fondo che differenza faceva, la mia ridicola linea Maginot.

 

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1 commento

  1. Peggio di un sasso in faccia!