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La parola che ci separa – Come vorrei

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Vorrei soltanto che fossimo tutti felici”, sono state le ultime parole che mi ha detto ieri sera al telefono.

Bisogna stare attenti a come si dicono le cose al telefono, perché quando non vediamo in faccia chi ci parla finiamo per fraintendere le parole e poi ci rimaniamo male, io ci rimango sempre male. Dovrebbe essere proibito dire cose importanti al telefono, appena uno pronuncia parole come “per sempre” o “mai più” o “felici”, dovrebbe scattare un allarme che chiude la comunicazione e manda a casa del colpevole la polizia o almeno una specie di polizia delle parole sbagliate.

Sta di fatto che adesso lei è davanti a me, all’altro capo della stanza, che sorride a chiunque incroci il suo sguardo col suo solito sorriso simmetrico e gli occhietti stretti. Ogni tanto anch’io incrocio il suo sguardo, ma per me gli occhi le si allargano in una simmetrica espressione di compassione, come Suzy Amis nella scena del ballo in Fandango.

Flash-back di un’estate passata e ricordata per più di quel che vale, la linea perfetta della decappottabile rossa, Lovesong che esce senza bassi da un chiosco del lungomare, accarezzo la mia spettacolare camicia celeste a quadri. Non è un anno qualsiasi, è il millenovecentonovanta, ma in un universo parallelo migliore del nostro, nel quale è possibile ascoltare parole come “Whenever I’m alone with you. You make me feel like I am young again” senza che suonino ridicole.

Mi giro e Suzy Amis mi sorride dal sedile di fianco e ancora mi dice: “vorrei soltanto che fossimo tutti felici”. E io le credo perché non lo sta dicendo al telefono, ma è davanti a me, all’altro capo della stanza, e deve essere vero, per forza dev’esserlo.

 

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2 commenti

  1. Bellissimo!

  2. sono felice di essere una delle lettrici.