II. Il giorno che si è fermato il tempo e che mi sono cacato addosso

Era il giorno della gita: arrivo al castello tutto buio e tutto vecchio, in mezzo alle nuvole tutte gonfie e tutte panciute: ho vinto un viaggio alla casa del tempo: evviva i punti della spesa.

L’ingresso è stitico (al contrario di me): un corridoio stretto e scuro che sfocia nell’ufficio tondeggiante di Secondi e Minuti.

Non c’è odore nella casa del tempo, non c’è rumore nella casa del tempo: ci sono mastodontici numeri romani e c’è Secondi che gira e gira e gira e c’ha una faccia da spavento: tra l’incazzato e il folle.

Minuti mi sorride: è a testa in giù: il quadrante dice trenta minuti e circa ventidue secondi: le ore sono in un’altra stanza.

Benvenuto nella casa del tempo, dice Minuti.

Grazie, dico.

E così, dice Minuti, qui è dove si produce il vostro tempo.

Già, dico.

Deve scusare il mio collega, dice Minuti guardando severamente con la coda dell’occhio Secondi che gira e gira e gira, ma oggi si è svegliato con la luna storta.

Non mi sono svegliato, dice Secondi, io non dormo mai. Mica come te.

Eddai, dice Minuti, cerca di essere educato.

Non ti permettere, dice Secondi.

Perché fai così?, dice Minuti.

Così come?, dice Secondi.

Scusate: il bagno?, dico.

Cerca di restare calmo, dice Minuti.

Altrimenti?, dice Secondi.

Perdonate, dico.

Silenzio!, dice Secondi.

Che modi, dico.

Ora basta!, dice Minuti.

Basta lo dico io!, dice Secondi.

Ragazzi, mi scappa, dico.

Non hai capito proprio niente di me!, dice Secondi.

Capito cosa?, dice Minuti.

Io mi fermo!, dice Secondi.

No!, dice Minuti.

Mi fermo davvero! Ora!, dice Secondi.

No!, dice Minuti.

Io ti amo! Sciocco!, dice Secondi.

Il bagno! Vi prego!, dico.

E poi niente.

E poi il vuoto. Anzi, il sottovuoto.

Il tempo che si ferma: una roba mai vista.

Dall’ufficio di Giorni è uscita Ore, in reggiseno e con la gonna alzata, seguita da Giorni, camicia slacciata, bigolino gocciolante e perizoma di Ore in mano, i visi accaldati e increduli.

Minuti con il cuore spezzato, impressionato e furioso, a guardare Ore e Giorni e il bigolino di Giorni; Secondi con il cuore spezzato, sgomento e isterico, a guardare Minuti che guarda Ore e Giorni e il bigolino di Giorni; Io, con il cuore spezzato, confuso e imbarazzato, a guardare per terra e di certo a non guardare il bigolino di Giorni, con un chilo di cacca nei pantaloni nuovi.