4 uova
1 bicchiere di zucchero
1 bicchiere di farina
mezza bustina di lievito

La mia colazione preferita, quando ho voglia di mettermi a pasticciare con uova zucchero e lievito ma con il minimo impegno di tempo e lavoro è il rotolino. Una cosa a metà tra la girella e il plumcake, ma fatto in casa, quindi sano e buono, ma con quel perverso piacere da dolce industriale (che è tutto merito della farcitura). È un po’ come fare colazione nelmulinochevorrei, ma senza la musichetta e gli urletti dei bambini gioiosi.

Ecco, il rotolino si fa così: si sbattono quattro uova con un bicchiere di zucchero poi si aggiunge un bicchiere di farina, una mezza bustina di lievito e si amalgama il tutto. Poi si prende l’impasto, che è morbido morbido, e si versa sulla teglia da forno (quella grande e piatta, sì, proprio quella che sta dentro al forno), su cui avrete steso un foglio di carta forno. Si distribuisce il composto per bene su tutta la superficie della teglia e si inforna (il forno l’avreste già dovuto accendere qualche minuto prima, eh). Ora state attenti perché il tutto deve cuocere per pochi minuti, tipo cinque o sei, forse dieci. Insomma per darvi un’idea: quando vedete che il composto è cotto, cioè è diventato una specie di brioche morbida, ma non si è ancora dorato, toglietelo dal forno. Se si dora troppo e diventa croccante non riuscirete mai ad arrotolarlo. Il che è un problema, trattandosi di un rotolino. Una volta tolto dal forno mettete il vostro quadratone-morbidone su un panno pulito che avrete steso su un piano e spalmatelo di abbondante Nutella su tutta la superficie. Fatto? Ecco adesso potete arrotolare: aiutandovi con lo strofinaccio sottostante prendete il lembo più vicino al vostro corpo e arrotolate in avanti, stringendo ma facendo attenzione a non rompere il tutto. Lasciate riposare il silurotto ottenuto dentro al panno fino a farlo raffreddare, dopodiché potrete procedere a tagliarlo a fette, creando così delle girelline.

Ecco, per due o tre mattine a casa mia la colazione si fa così: girellina fai-da-me e tazzone di caffè-latte. Il tutto da sola e in rigoroso silenzio, che almeno per qualche giorno, per i primi dieci minuti, le liete note e il cinguettio degli uccellini se ne restino ben chiusi nella dispensa. Poi si tornerà al caro-vecchio-già-pronto plumcake e l’allegro motivetto iniziarà inevitabilmente a rigirarmi nel cervello.