Ade Dagli Inferi III

- 18 Marzo 2010

La situazione mi apparve di colpo insostenibile. Mi diressi alla ricerca di un bagno e, una volta avvistato il cesso, mi ci buttai dentro a vomitare. La testa smise di girare e presto sorsero altre domande.

Cosa suoniamo? Non ricordo più un giro di basso. Da quanto non taglio questi capelli? E da quanto non li lavo? Con quante ragazze ho scopato? E sono sicuro di essere pulito? E mamma? E papà? E il mio mondo?

Cisco e Eppideis mangiavano il loro cornetto, ma assenti, quasi che io non fossi tra di loro. Non capivano che mi stava succedendo qualcosa di orribile. O finalmente di bellissimo. Nuovamente.

La sera giunse e arrivò il momento di impugnare il mio basso, due scalini di legno e fummo sul palco. Cercai per un attimo lo sguardo dei miei compagni, ma inutilmente. Il pubblico sotto era in delirio, erano tutti fatti, brutti, drogati, ubriachi, lerci e bucherellati qua e là. Questo mondo non mi apparteneva. Io venivo da un pubblico diverso, queste facce qui ai concerti che avevo assistito fino ad allora non le avevo mai incontrate. Eppideis diede il tempo e la musica iniziò. Io non lo so, sarà stato l’istinto, quella cosa meravigliosa che regna nei meandri del nostro cervelletto, o che ne so ma come per incanto smisi di pensare ed iniziai a suonare. Che roba suonavamo? Che roba suonavamo! Non ero io, quel basso non veniva smosso dalle mie mani, non era possibile. Cisco aveva gli occhi rossi mentre a torso nudo si esibiva in performance un po’ glam e un po’ inquietanti.

Poi avvenne il fattaccio.

 

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