Ade Dagli Inferi II

- 11 Marzo 2010

Iniziammo le prove la sera stessa di quel maledettissimo lunedì. Da quel momento la nostra beata innocenza cominciava la scalata verso i meandri dell’inferno. Ma a volte il Rock è proprio così e indietro non ci si può tirare.

Dopo qualche mese di prove, testi e musiche gettate lì per lì arrivò la sera del nostro primo concerto in un locale della capitale. Non so perché eravamo lì e, se devo dirla tutta, non ricordo nemmeno come ci arrivammo. Quella sera la ricordo come se fosse un sogno: ora sono qui e tra un istante in compagnia di Paperoga e Roger Rabbit. Mah.

Poco prima che iniziasse il concerto Eppideis ci confessò di aver trovato della roba assurda che gli avevano regalato. Noi? Noi che avevamo fumato sì e no qualche canna? Roba assurda? Va be’, proviamola, dai, siamo rockettari, o no?

Era acido, chiaramente, non lo avevamo mai preso ma sapevamo che lo si spacciasse su piccoli cartoncini impregnati. E quelli erano piccoli cartoncini. Lo mettemmo sotto la lingua, salimmo sul palco e ora so solo che al mio risveglio eravamo nell’albergo più lussuoso della capitale, tra lenzuola di raso e profumo di cornetti e asciugamani puliti. Bella storia. Inquietante, ma bella.

Cosa era successo? Beh, da quella sera non avevamo fatto altro che drogarci di LSD e suonare nei pub, finché un produttore milanese ci mise sotto contratto. Ora avevamo due dischi alle spalle, cinquecentomila copie vendute e io – a detta di Eppideis che mi rivelò tutto questo al risveglio in quell’albergo – persino un figlio e una ragazza. Il nome del Gruppo? The Argonauts.

Cazzo, e cosa ci faccio qui? Avevo passato gli ultimi tre anni un po’ come Steven Tyler: completamente strafatto e senza ricordare niente di cosa fosse successo. E chi era la mia ragazza? Era bionda? No, speriamo mora. E mio figlio? Come si chiama mio figlio?

 

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