Palermo parte prima

- 3 Febbraio 2010

Via delle scienze

Come buona parte dei reduci dell’Erasmus, Antonio era tornato dalla Spagna con il cuore spezzato e il fegato spappolato. Sonia era dietro al bancone della cervezeria “Da Juanito”, luogo di ritrovo e di perdizione per gli universitari in trasferta in quel di Malaga. Conquistarla era stato un lavoro di fino, un gioco di strategie e pianificazioni che diventava sempre meno romantico mentre Antonio cercava di capire come arrivare al cuore di quella giovane donna, bellissima, corteggiatissima, morissima.

Birra su birra, battuta su battuta, aveva attirato la sua attenzione, vincendo sulla concorrenza di statuari studenti di filosofia svedesi e di caciaroni aspiranti ingegneri italiani. E poi, “solo” due mesi di passione.

E Antonio non riusciva a crederci, quando, al momento della partenza, lei lo aveva rassicurato: «Certo che voglio rivederti», aveva detto. Da quando aveva messo piede sul low-cost che lo riportava in patria, il suo chiodo fisso era tornare a trovare Sonia. Una sorpresa, degna del migliore principe azzurro, con un mazzo di rose tanto grosso che sarebbe servita una carriola, un bacio davanti la porta di legno di “Da Juanito” alla fine del suo turno del venerdì.

Era tornato in Italia a metà agosto, si era goduto il mare di Terrasini e un paio di capatine a San Vito Lo Capo con gli amici di sempre, vantandosi ogni quanto poteva della breve ma intensa storia con la sua personalissima dea spagnola.

Quando aveva deciso che era giunta l’ora del grande momento romantico mancavano due settimane all’inizio delle lezioni ed era tornato dalla Spagna da meno di un mese, e con Sonia c’era stata solo una manciata di telefonate. L’aereo era – prevedibilmente – in ritardo, “Da Juanito” era – stranamente – chiuso. Cambio di programma: Antonio, rose in mano (un mazzo non poi tanto grande, alla fine) avrebbe riabbracciato Sonia sul pianerottolo.

La sorpresa, però, gliel’aveva fatta lei, con Juanito in persona, Barry White nello stereo e un lettone circondato da candele.

***

Scienze Politiche sta in un palazzo bello a vedersi quanto pericoloso a frequentarsi. Non tanto per il quartiere in cui si trova, quella terra di nessuno tra il Ballarò e la Vucciria attraversata da via Maqueda e via Roma, ma per le condizioni stesse del palazzo. Antonio era sempre piuttosto contento quando doveva dare gli esami in un’altra sede, magari tra i monolitici e fantascientifici palazzoni di via delle Scienze. Niente a che fare con quei vecchi conventi trasformati in plessi universitari, la cui età gareggiava con quella dei docenti più blasonati.

Era rimasto a casa a struggersi e a cercare di studiare mentre il suo coinquilino, compaesano e complice Salvo provvedeva a imitare la sua firma sui registri delle presenze. Ma il terzo appello di novembre di Relazioni Internazionali (per l’ironia più che altro) gli sembrava quello più azzeccato per tornare a vivere e a rilanciarsi nella vita universitaria. E quando aveva visto lei, in quei quattro interminabili piani d’ascensore nel colossale edificio 20, si era sentito pronto anche a ritornare a competere con gli altri single dal cuore spezzato in cerca di riscatto. Una sempre impeccabilmente affascinante combinazione di lunghi capelli rossi e profondi occhi verdi, ovviamente accompagnata da una costellazione di lentiggini sul viso e sul petto, che si intravedevano sotto una sobria camicia bianca sbottonata ma non troppo.

«C’è qualche problema?», chiese la ragazza dai capelli rossi, riportando l’attenzione di Antonio qualche centimetro più in alto.

«Il mio problema è non conoscerti».

Antonio si era sentito raggelare il sangue per la sua inaudita e spavalda uscita: una frase degna del più tamarro dei tamarri, l’ultimo chiodo sulla bara della sua vita sentimentale. Sei parole degne del peggior romanzo Harmony.

Il plin-plon dell’ascensore arrivata a destinazione lo aveva salvato: lei aveva chinato la testa e ignorandolo con grazia era uscita. Lui, impietrito, si era sentito sprofondare, forse perché si era lasciato trascinare verso il basso da qualcuno che aveva richiamato l’ascensore a piano terra.

Quando finalmente era ritornato al quarto piano, statino alla mano e appunti nel taschino, si era precipitato nella stanza A16, “Dipartimento di Relazioni internazionali”. Quando vide la ragazza dai capelli rossi dietro la scrivania vergare un sanguinoso 18 sul libretto di un collega, all’improvviso non la trovò più così sensuale.

 

2 commenti su “Palermo parte prima

  1. 1

    Uahahaah… dovresti farlo conoscere a Stella (la protagonista di Liberazione), possono darsi la mano :D

  2. 2

    eheheh vero, ci ho pensato anche io :D