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Liberazione/4

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(ovvero La casa di Laura)

Atterro ad Heathrow nel primo pomeriggio di un lunedì, con in tasca l’indirizzo della sorella di un’amica di una cugina di secondo grado di Valeria, o qualcosa del genere, ma insomma, la tipa pare che abbia una stanza libera ad un prezzo ragionevole e quindi mi avventuro nella London Underground alla volta dell’appartamento di questa Laura, a Kensington.

Non torno a Londra da quando, al liceo, mio padre mi pagò una vacanza in college che si rivelò un incubo. Ero un’adolescente chiusa e poco incline alla socializzazione e mi ritrovai in una camerata con alcune milanesi firmate dalla testa ai piedi, che facevano a gara a chi rimorchiava di più.

Scaccio via il ricordo sgradevole e scendo. La pulizia e la funzionalità dei treni e delle stazioni mi fanno venire voglia di scattare un po’ di foto per mandarle a Claudio, ma poi lascio perdere: Laura mi starà aspettando.

All’indirizzo indicato c’è una casetta a due piani, con una graziosa porta rosso brillante. Suono il campanello e aspetto; quando già sto iniziando a disperare, sento dei passi avvicinarsi.

La ragazza che mi apre è bella e spettinata; ha la carnagione scura, occhi enormi e labbra piene e sensuali, come neanche il miglior chirurgo riuscirebbe mai a disegnare.

Rimango in silenzio, fissandola, per qualche attimo di troppo, ma lei fortunatamente non fa una piega, mi porge la mano e dice:

“Sei Stella, vero? Io sono Laura”.

Il disordine, nel grande soggiorno in cui mi fa entrare, è assoluto: si vedono solo scatoloni, quadri appoggiati alle pareti, mobili smontati.

“Non farci caso”, dice lei, “c’è un trasloco in corso”.

Dalle scale che portano al piano superiore si affaccia un tizio che le chiede qualcosa in una lingua per me incomprensibile, e lei prende a dare istruzioni in slang. Poco dopo due energumeni trasportano giù un armadio, poi una libreria, infine una poltrona.

Nell’intervallo tra un mobile e l’altro Laura mi porta su, a vedere la stanza. È spaziosa, con pareti color crema e pesanti mobili di legno scuro.

“Che te ne pare?”, domanda lei.

“Bella”, dico, e mi accorgo che è la prima parola che pronuncio da quando sono arrivata.

“È tua, allora”, fa Laura, scrollando le spalle. “Benvenuta”.

Poi se ne va ad urlare qualcosa ai traslocatori.

Io mi siedo sul letto e prendo a fissare il soffitto. Marco è poco più che un’ombra tra queste mura senza storia; i suoi lineamenti, la sua voce, i suoi gesti già cominciano a sfuggirmi. Dentro di me sento uno spazio bianco, come una grande pagina da riempire, anche con versi scadenti, ma comunque nuovi.

Quando riemergo dalla mia fantasticheria è ormai quasi buio. Sento chiudere la porta d’ingresso, poi Laura si affaccia:

“Ti faccio vedere il resto della casa”, mi dice.

La sua stanza è senza mobili, tranne una brandina.

“Ma chi è che se ne va?”, chiedo, accennando al piano di sotto.

“Il mio fidanzato, o meglio, il mio ex fidanzato”, risponde, con naturalezza.

“Ma… perché?”, mi scappa. Poi mi correggo: “Scusa, non sono affari miei”.

“Figurati”, dice. Poi, improvvisamente, ride. “È solo che… non so se posso dirtelo…”, fa, in mezzo ai singulti, “è una storia talmente ridicola”.

Io taccio, ma lei continua:

“L’ho trovato con una mia amica. Dio, che banalità”, sghignazza.

Poi conclude, seria:

“L’ho buttato fuori di casa. Che altro potevo fare?”.

Mi limito ad annuire, e lei propone:

“Che ne dici se ci facciamo un tè? Ne ho quindici tipi diversi.”

 

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9 commenti

  1. :D

  2. E poi che succede?

  3. e poi… è finito lo spazio a disposizione :(

  4. peccato che sia già finita… ma magari potrà continuare altrove, no? ;)

  5. …Chissà :)

  6. SettePerUno ha tante sorprese per il futuro…gli autori più amati torneranno in altre vesti…e in altri luoghi…(ma non in altri laghi :D ).
    Seguiteci!

  7. Eppure “Altri laghi” come titolo per una rubrica non sarebbe male. :D

  8. non mi piace, lo trovo banale e sciatto nella costruzione di persone e luoghi senza alcuna ragione di esistere.