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Liberazione/2

di



(ovvero Amputazione senza anestesia)

Nonostante una preparazione accurata, arrivo all’appuntamento con il GB con soli venti minuti di ritardo. Lui è nel parcheggio, in piedi accanto alla sua macchina. Quando lo vedo il mio cuore ha un balzo, come sempre. Per dissimulare parcheggio frettolosamente, scendo dalla mia auto e gli do un rapido bacio sulla guancia. Lui però mi trattiene e cerca le mie labbra; lo lascio fare, per non insospettirlo.

Entriamo in un locale, lui si scola due Mojito ragguagliandomi sulle sue ultime imprese lavorative e sul rinnovo dell’abbonamento allo stadio, poi, con la solita eleganza, mi fa:

“Andiamo da me?”.

“No”, rispondo.

Mi squadra con aria sinceramente sbalordita.

Probabilmente non ho idea di cosa sto facendo, penso, fissando il piccolo neo vicino al suo labbro inferiore. Ma dico:

“Devo parlarti. Possiamo andare in macchina?”.

Il GB annuisce, paga ed usciamo. Fino al parcheggio non dice niente: è offeso, e probabilmente anche un po’ scocciato, convinto com’è che io gli riproponga qualche discorso sul nostro rapporto e sulla sua evoluzione, argomento che lui detesta immensamente.

Ci sediamo nella mia macchina.

“Dimmi”, sospira, guardando davanti a sé.

“Non voglio vederti più”, scandisco, rivolta al suo profilo. Ho provato la frase allo specchio per diverse ore al giorno, ultimamente; la voce mi è uscita comunque un po’ strozzata, ma tutto sommato sono soddisfatta.

Lui si volta di scatto, e guardandolo non posso fare a meno di pensare che è bellissimo.

“C’è un altro?”, domanda, ostentando indifferenza.

“Sì”, mento, con istantaneo sadismo. Poveretto, si è fregato con le sue mani. Non è abbastanza navigato da sapere che non si devono formulare domande la cui risposta ci fa paura?

“Capisco”, dice, incassando. Si è curvato in avanti, come se dovesse difendersi da qualcosa. Ma, attraverso i ricci che gli sono ricaduti sulla fronte, i suoi occhi brillano nella penombra; sono i diamanti neri di cui mi sono innamorata, senza immaginare che sotto la loro superficie non si celava nulla di buono, per me.

Guardo avanti, verso la porta del cimitero. Non è stato un caso che io abbia scelto questo, come luogo d’incontro, ma il GB, probabilmente, non collegherà mai; lui è troppo lineare per queste romanticherie da quattro soldi.

Sono già diversi secondi che aspetto di sentire il rumore della portiera che si apre; invece il silenzio è rotto dalla voce di lui, che dice:

“Mi dispiace.”

“Di cosa?”, chiedo, scioccata.

“So di non essermi comportato molto bene. Spero che questa nuova persona ti renda felice; io non sono un granché, Stella.”

Sento le lacrime pungermi gli occhi e capisco che il tempo a mia disposizione è finito; devo mandarlo via, prima che si accorga che è tutta una recita.

“Non preoccuparti, Marco”, faccio, evitando di guardarlo. È strano chiamarlo con il suo vero nome. “Non ce l’ho con te. Ora, però, devo andare.”

“Sì”, risponde lui, docile. Si sporge a baciarmi una guancia, poi esce.

Lo fisso mentre, col suo passo un po’ sbilenco, si dirige verso la sua auto, sale, accende il motore. Chiudo gli occhi per un istante, e quando li riapro è già sparito.

 

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3 commenti

  1. Uhm, secondo me non è finita qui… nella prossima puntata la protagonista verrà presa dai rimorsi, ci scommetterei, e come una pera cotta ricadrà nelle grinfie del GB :D

  2. Eh, si vedrà… Magari potrebbe risolvere il problema alla radice assoldando un sicario :-)

  3. ho da poco scoperto questa autrice. anche se non ho letto la sua opera maggiore “il silenzio perfetto” inizio ad assaggiare questi brevi racconti ad episodi che lasciano col fiato sospèeso fin alla successiva puntata!