INTERMEZZO 1

Pandemia dovrebbe essere una parola allegra. “Vi presento Pandemia, la sorellastra di Peter Pan”. O, “Ragazzi, oggi studieremo Pandemia la dea greca della vendemmia”. E invece pandemia è una parola catastrofica, con l’esecrabile colpa di significare “tutto il popolo”. Ora, cosa può avere in comune ogni essere umano con i suoi simili? La ricchezza, la bellezza o la virtù? No. L’unica cosa in grado di spalmarsi uniformemente su tutto il popolo è una malattia infettiva, grave e di rapida diffusione. Pandemia.

MAGGIO 2010

Una missione. La mia è una missione. Sto compiendo un’azione utile al futuro dell’umanità – se ci sarà un futuro e se questo futuro contemplerà ancora la lettura e la memoria storica. La mia verrà ricordata come una missione eroica. Continuo a ripetermi il fine dei miei sforzi, nella testa, come un mantra, come quando scrivevo il copione del GF e mi dicevo “Devi pure mangiare, c’è chi è finito molto peggio di te… la meravigliosa vita di un laureato in lettere…”. La mia è una missione. Ancora una volta, per la sopravvivenza.

È giusto cominciare dall’inizio.

La Suina l’hanno chiamata, la peste dei porci e giù con l’immaginario dell’umanità finalmente svelata per quello che è. Non un virus, ma la maga Circe. Poi, man mano che il panico si diffondeva e dava fastidio ai porci arrosto, l’hanno chiamato H1N1. L’equazione che lega l’Odissea a Guerre Stellari sta dentro la testa di un ricercatore fantasioso. Quando l’edizione dieci del Grande Fratello era arrivata quasi alla fine, questa che era stata definita la peggiore pandemia, dopo la Spagnola del 1918, e che, più o meno, tutti avevamo archiviato come l’ennesima bufala, è diventata una questiona seria. Lo abbiamo capito quando dalla Direzione Centrale ci hanno detto di smettere di parlarne e di sparare a raffica litigi e scopate tra i concorrenti per attirare l’attenzione. Insomma, ci hanno chiesto di continuare a fare suonare l’orchestra.

Negli altri Stati in cui andava in onda il Grande Fratello contemporaneamente all’Italia, la paura della catastrofe imminente ha fatto sospendere le trasmissioni, per consentire ai concorrenti di abbracciare i propri cari. Sono morti tutti. I concorrenti. E i loro cari.

In poco, pochissimo tempo. Questione di giorni e di ore. La Casa del Grande Fratello di Cinecittà si è trasformata in bunker a prova di virus.

Un caso. La mia sopravvivenza e quella di questi altri quattro.

Vito: È finito il burro.

Giada: Beh, ma c’è il latte

Vito: E come faccio a fare il burro con il latte?

Miguel: Ragazzi, scusate ma non possiamo andare a prenderlo in uno dei discount che stanno qui intorno?

Selene: Mandiamo Marco. Lui è il migliore a fare la spesa.

Miguel: Ma quello è lì che legge, figurati se vuole andare…

Vito: Selene, forse se tu gliela fai odorare ti viene dietro.

Selene: Sei il solito porco.

Miguel: Però c’ha ragione. Dai, Selene invitalo ad andare a fare la spesa con te.

E Selene sculetta fino a me. Peccato che il mondo patinato che desiderava non esiste più, sarebbe stata perfetta dentro un calendario a fare da decoro alla parete dell’officina del mio meccanico. E invece è costretta a fare lo stacchetto solo per me. Non sanno neanche fare la lista della spesa. Hanno a disposizione l’intera nazione e dietro l’angolo il mondo, ma hanno bisogno del loro autore. Andiamo a fare la spesa. Io e Selene.

Selene, il burro, il latte, la mozzarella. La data di scadenza. La data di scadenza è un’illuminazione per la salvezza.