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Untitled 6:38 (“Vaka”) 1

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L’infermiera ha attaccato un’etichetta sul cassetto di ferro. Sopra c’è scritto: L’adrenalina è in frigorifero. Buono a sapersi.

– Si spogli.

– Del tutto?

– Tenga le mutande, se vuole. Poi, casomai, guardiamo anche lì.

Lubitch tiene le mutande. Bianche, puntini azzurri. Mani grasse dentro un paio di guanti di plastica come quelli che si usano al supermercato per prendere la frutta: l’infermiera guarderà anche lì. Sembra l’inizio di un film porno, e invece. C’è anche un’altra infermiera nell’ambulatorio: più giovane, non carina, normale, con gli occhiali. Mi ha guardato il cazzo anche lei.

Una luce sparata in faccia, come gli sbirri, i dentisti e i medici nazisti. Il rotolo di carta.

– Si può rivestire, signor Lubitch.

– …

– Slavo?

– Albanese.

Il paziente dichiara di avere avuto rapporti intimi con un soggetto affetto da scabbia. No, non lo sapevo che era affetta da scabbia. Non lo sapeva nemmeno lei, non lo sapevano nemmeno le altre, forse dovrei fare qualche telefonata, pensa Lubitch. Di tutte le malattie a trasmissione sessuale che si possono prendere, la scabbia è la più punkabbestia di tutte.

La cura per la scabbia è così: permetrina al cinque per cento sciolta in una pomata bianca senza odore, spalmarsela su tutto il corpo prima di dormire. Poi dormire, svegliarsi, lavarsi con la saponetta allo zolfo strisciando forte, cambiare le lenzuola cambiare il pigiama cambiare le mutande a puntini azzurri. Tre giorni di cura, una settimana di pausa, tre giorni di cura. Nemmeno la saponetta allo zolfo puzza come penseresti, Lubitch. Di tutte le malattie a trasmissione sessuale che si possono prendere, la scabbia è la più facile da nascondere: le croste spuntano ovunque tranne che in faccia, e due settimane di Lubitch con le mani in tasca passano inosservate.

Nessuno potrà vedermi nudo per due settimane, nessuno. Nessuna, pensa Lubitch.

 

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1 commento

  1. Evviva simonerossi!

    E un abbraccio al cugino Lubitch!