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Untitled 6:38 (”Vaka”) 3

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Sembriamo due parentesi tonde con uno spazio in mezzo, la tensione che ci tiene lontani è la stessa che fa sfiorare i nostri limiti: le nostre mani si cercano i nostri piedi si cercano le nostre pance si sfuggono, sfioriscono, chissà che cosa c’è nella mia pancia, Lubitch, forse tuo figlio, nostro figlio, forse io e te siamo come due calamite, uguali e neri e ci respingiamo, e Marta è il ferro, maledetta, Marta è il sangue e il coltello.

– Perché te ne sei andata?

– Per ritornare.

– Cosa sei, il biglietto di un cioccolatino?

– Ti piacerebbe.

– Mi piacerebbe che non te ne fossi andata.

– Anche a me.

Inizio a grattarmi stanotte, ti chiamerò tra una settimana e mi dirai che da te fa un freddo cane ed è venuta giù una spanna di neve e che sì, ti gratti anche tu. La seconda volta che abbiamo fatto l’amore, ecco, lo sapevo, scusa, non lo sapevo, sarà stato il cane, il bagno del treno o quella volta che mi sono addormentata sull’unico sasso al sole, scusa, la scabbia, di tutte le malattie a trasmissione sessuale che si possono prendere, la scabbia, scusa. Non c’è problema, mi dici, ridi, ti gratti, mi chiedi come sto, com’è andato il raccolto, se ha grandinato, ti gratti, vedrai una dermatologa e ti toccherà come si tocca un pomodoro, ti passerà, ti gratti, c’è di peggio. C’è stato di peggio (se non è la scabbia oggi saranno i tuoi denti tra sei mesi o il tuo fegato tra vent’anni, e tra vent’anni non rimarrà niente del figlio che non abbiamo avuto, solo un po’ di pizzicore ogni tanto, sotto al gomito, e non ci sarà più bisogno di pomate alla permetrina e saponette allo zolfo. Farai davvero un figlio con Marta, o con un’altra, e poi lei se ne andrà, se ne vanno sempre, Lubitch, se ne vanno per ritornare, ma chissà poi se tornano).

– Se vuoi amare una donna come Marta devi darle la possibilità di perdersi.

 

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1 commento

  1. Mi piace, Simone.
    Mi piace anche Vaka.