Antologia dei giorni infelici #4

(un giorno qualunque)

Margaret si svegliò. Aprì gli occhi. La sveglia sul comodino lampeggiava le 7.11. Giovedì mattina. Dall’altra stanza Welby, la sua coinquilina, parlava al telefono in francese perfetto, con una delicata erre pronunciata con eccessiva affettazione. Margaret scese dal letto pigramente, spostando le lenzuola con le gambe magre e si diresse verso la cucina. La luce lattea del mattino la avvolse passando dalla camera al corridoio. Infilò degli occhiali scuri trovati sotto la specchiera barocca che serviva da ripiano e da disimpegno. Si sedette al tavolo dove la sua amica aveva già preparato succo d’arancia, caffè nero bollente e pane integrale con miele d’acacia. Lesse i titoli del giornale: un attentato sull’ennesimo aereo, un importante politico indagato per molestie sessuali nei confronti di una ragazzina, l’ondata di gelo che avrebbe avvolto nelle prossime ore la città. Guardò dalla finestra i grossi fiocchi che cadevano, incuranti del destino umano e avrebbe voluto essere uno di loro. Prese una tazza, si versò il caffè e ritornò nella stanza. Aprì la porta e analizzò con calma la situazione. C’erano da togliere via i suoi vecchi vestiti. E tutte quelle foto messe a prendere polvere avevano bisogno di una sistemazione. I libri avevano ancora le pagine piegate a metà, dove ci si era fermati a rileggere o sottolineare una frase, un dettaglio.

Si sedette sul letto con la tazza in mano. Dall’anta dell’armadio penzolava come un impiccato la sua camicia. E un odore che ben conosceva si aggirava per l’aria come un fantasma, rendendo la stanza un campo di battaglia dopo la furia trascorsa degli eventi.

Marcel se ne era andato quella notte dopo l’ennesima litigata. Margaret si sentiva stanca di discutere, di ascoltare.

“Non c’è niente là dentro di peggio di quello che conosca, o di quello che non sappia già”.

Era stata questa la frase che si era detta l’ultima volta prima di aprire la porta. Era entrata in casa di lui con la copia di chiavi. Non era stato difficile trovare i segni della presenza di un’altra. Le donne riguardo alla marcatura del territorio hanno segnali molto particolari. Così una tazzina sporca di rossetto e un paio di calze in bagno erano divenuti le migliori prove per l’accusa.

Il tribunale era andato in scena quella sera stessa. Marcel era rientrato tardi con la solita scusa di lavorare.

Margaret non gli aveva dato il tempo. Ricordava con troppa rabbia le urla di suo padre contro sua madre, la donna sottomessa che non rispondeva mai, che copriva i lividi con il trucco, che preparava la cena e accudiva i figli con amore e il cui unico ringraziamento era il rimprovero di essere una pessima cuoca e una madre degenere. Margaret odiava suo padre. Odiava il modo in cui lui la guardava mentre cresceva. Odiava la sua prepotenza. E odiava sua madre. Troppo debole. Troppo vigliacca per accettare il fatto che il marito preferisse a lei le compagnie ben più appetibili delle donne giù al bar. Lei no. Non sarebbe stata così. Non si sarebbe mai fatta comandare. Peggio ancora, non avrebbe mai accettato la presenza di un’altra.

Le parole fra lei e Marcel erano state poche e durissime.

“So tutto. Vattene”.

Lui era sembrato spaventato. Terrorizzato. La guardava con i suoi grandi occhi neri e le ciglia lunghe da bambino. Aveva preso il cappotto ed era uscito. Così, senza dire nulla.

Adesso nel silenzio della stanza quella scena le sembrava irreale, come se non fosse successa davvero ma solo in un sogno lontano e sfocato. Era libera. Libera e padrona di se stessa. Senza nessun freno, senza nessun ostacolo. Andò ad aprire la finestra per lasciare entrare l’aria gelida di gennaio. Accese la radio. Passava una canzone che più o meno diceva “e siamo soli al mondo, ma se siamo soli al mondo significa che sono solo con te”.

Margaret guardò fuori. La luce bianca che penetrava dalla finestra faceva quasi male. Chiuse gli occhi un attimo.

Pochi momenti dopo non c’era più nulla.

Fu in quell’istante che premette il grilletto e si sparò.

 

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1 commento

  1. Bene, attendevo con trepidazione l’utimo capitolo di questa tua antologia. La cosa che più mi ha stupito è la varietà che hai saputo esibire: sei in grado di cambiare rapidamente registro e questa non è una capacità che hanno tutti. Dei quattro capitoli questo è probabilmente il migliore. Ti faccio i miei complimenti e i migliori auguri. Continua su questa strada, mi raccomando. =)