Antologia dei giorni infelici #3

Amo i tuoi occhi.

Lo so è passata meno di un’ora ma li amo.

E non ho bisogno di chiedermi come. Non ho bisogno di chiedermi perché.

Amo i tuoi occhi. E questo mi basta.

Sono appena tornata a casa e vorrei che piovesse. Una pioggia leggera che renda più facile pensarti. E invece niente.

Sorridi. E m’invaghisco della piega dolce all’angolo sinistro del tuo labbro. Mi piace ascoltarti, mi piace sapere che fra le tue parole stai preparando un posto per me. È una cosa che capita di rado quando si parla con qualcuno. In genere gli esseri umani preferiscono affogarti nelle loro discussioni, nelle loro chiacchiere. Prima ancora di chiederlo conoscerai di chiunque tu voglia vita morte e miracoli nel tempo di un caffè. Tu no. Tu parli quanto basta e mi sorridi. E cambi posizione sulla sedia in maniera costante ma non nervosa. Cerco di distrarmi ma i tuoi occhi catturano la mia attenzione. Non riesco a sfuggirti. Sono in trappola. Vorrei conoscere tutto di te e contemporaneamente non sapere nulla. Vorrei ammazzare le leggi, l’etichetta, le convenzioni che ci inchiodano nei due rispettivi e fantomatici ruoli: ragazzo/ragazza.

Vorrei fare sparire tutto tranne te.

Io non credo nell’astratto, lo dico spesso. Credo nelle cose concrete. Credo in questa sensazione (che nascondo bene dietro l’angolo dell’orecchio sinistro) che mi dice che dovrei prenderti la mano perché voglio sentire la tua pelle contro la mia.

Mi stupisco a chiedermi chissà come bacerai. Chissà in che modo farai l’amore. Fisso le tue labbra sottili e vorrei già conoscerne la risposta. Osservo le tue mani bianche come fiori di magnolia.

Adesso non lo sai, ma ti sto seguendo con la mente. Fuori, al freddo, mentre gli alberi si spogliano e le vie si inondano di buio, chiudo gli occhi e percorro con te la strada che ti porta fino a casa. Una casa che non conosco, ma che riesco a immaginare così bene da poterne sentire gli odori. Ti accompagno in camera, mi siedo ai piedi del tuo letto mentre ti sdrai e chiudi le palpebre per qualche istante. Tutto resta fermo e silenzioso. Solo il tuo respiro sul quale mi concentro così completamente fino a sparire nel tuo fiato. Non ci sono più io o tu. Non ci sono più confini o pose da tenere.

Non c’è rumore, ma il vento.

 

← Articolo precedente

Articolo successivo →

1 commento

  1. Bellissimo.. lo leggo e lo rileggo e ancora mi chiedo come sia possibile racchiudere in poche righe tanto amore, passione, sensualità… Il mio prefeferito dei quattro.