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Antologia dei giorni infelici #2

di



Questa stanza è un sacrario.

Deposta lì nel mezzo, inchiodata ad un letto con le lenzuola sfatte, sta la tua assenza.

Questa stanza è un sudario. È il cimitero dei nostri baci. Dei nostri corpi nudi. Dei nostri silenzi.

Ti sto ancora aspettando. Una parte di me non si rassegna a non amarti. Nonostante il male, nonostante il dolore. Nonostante.

Ho.tutto.negli.occhi.

Sto come un cane davanti alla porta, immagino che rumore faranno i tuoi passi sulle scale.

Sto creando un’immagine di te che sopravviva. Sto rimettendo insieme i pezzi buoni, le cose che non ho frantumato quando sei uscito per non tornare più. Sono paziente. Raccolgo i cocci. Mi prendo del tempo.

Ho.tutto.negli.occhi.

Lascio suonare l’ultimo disco che hai messo. Ho fermato il tempo, o ci sto provando. Ho rotto gli specchi. Sei ancora qui. C’è la tua ombra sul muro. Sei ancora qui. C’è l’impronta delle tue dita su un libro di poesie. C’è il vuoto. So che rientri in casa quando dormo e non posso sentirti. Quando chiudo le palpebre e non posso vederti. Ma questo non mi serve.

Ho.tutto.negli.occhi.

Nella realtà due perfetti estranei. Ecco cosa siamo. Ecco cosa sono due che si sono amati quanto noi. Amati quanto nessun altro si sia amato mai. Vado con la mente indietro nel tempo e cerco il punto di rottura. A tentoni, con le dita, provo a trovare il punto esatto in cui il vetro ha cominciato a creparsi e non sento niente se non la superficie fredda e liscia. Mi faccio una domanda, e la risposta è per l’ennesima volta, un’altra domanda. Non posso fantasticare. Non mi è concesso adesso usare l’immaginazione: da quando non ci sei mostri popolano la mia testa. Aborti di frase e pensieri storpi che non riesco a esprimere. Sussulti notturni. Cose che avrei voluto, dovuto dire.

Fantasmi delle cose passate. Spiriti di quelle che saranno. Se mai saranno. Senza di te. Senza quella parte che mi rendeva migliore.

Mostro i segni dell’amputazione subita con orgoglio e disprezzo. Sconto questa separazione ogni giorno che passa uguale all’altro. Mi avvalgo della facoltà di vivere in questo loop emozionale senza termine, dove l’unica stabile costante è il dolore.

Ho.tutto.negli.occhi.

Questo rumore. Di vetri rotti. Di case che crollano. Questo rumore sono io che vengo giù. Non ho bisogno di vedere il disastro. Perché posso sentirlo. Non ho bisogno di conoscere la prossima mossa che farò. Che farai. Restiamo qui. Distogliendo lo sguardo per non vedere quello che ci facciamo.

Tutto questo male è inutile. Ma prima o poi, me lo hai insegnato tu, a uno dei due servirà.

 

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1 commento

  1. .e il silenzio.