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Antologia dei giorni infelici #1

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Caro amore mio,

quando aprirai gli occhi non ci sarò. Non ci sarò e non ci sarà più niente se non le briciole sul tavolo di quello che resta della nostra cena. Se non i cocci dei piatti rotti sul pavimento. Se non i brandelli del nostro amore fatto a pezzi e lasciato ad asciugare al vento.

Adesso ti starai guardando intorno confusa, scompigliando i tuoi capelli indomabili con la mano, come fai sempre quando qualcosa non ti convince. Non cercarmi in giro per casa. Non mi troveresti. Non sono sceso a prendere la colazione al bar. Non sono andato a comprarti una rosa da poggiarti sul cuscino. Amore mio. Stanotte mi sono svegliato. Ho aperto gli occhi nel buio come un animale che sente arrivare il predatore. Di scatto sono sceso dal letto e a piedi scalzi sul pavimento freddo ho sentito l’istinto di dover correre, scappare. Lo so, è un’immagine ridicola. Un uomo mezzo nudo che nel cuore della notte si sente braccare. Sente l’adrenalina frustare i suoi muscoli da tempo contratti nello sforzo di restare fermo nella sua vita di tutti i giorni, nelle sue abitudini, nelle sue convinzioni.

Quello che ha vinto è stato l’impulso della fuga. Ho preso da sotto il letto la valigia e mentre l’aprivo mi sono accorto che non c’era nemmeno una cosa che avrei voluto portare via con me nel domani. Nemmeno tu, Amore mio.

Probabilmente adesso piangerai. Forse telefonerai alle tue amiche che verranno a soccorrerti. Maledirai il mio nome sorseggiando un drink. Dirai di me che sono un bugiardo, un infame, un egoista. Strapperai le fotografie. Non avrai fame e declinerai tutti gli inviti che ti verranno fatti.

Cambierai stazione in maniera nervosa quando alla radio passeranno le canzoni che ascoltavamo insieme. Eviterai le strade in cui passeggiavamo mano nella mano. Passerai lunghe giornate a chiederti perché. E non otterrai risposte.

È così l’amore. Ci mette un niente a trasformarsi in rabbia e sofferenza. E proprio per questo devo scriverti. Servirà per spiegarti cosa ti resta del nostro defunto sentimento.

Non voglio lasciarti lacrime o dolore. Vorrei che ci salutassimo come due viaggiatori che hanno condiviso un tragitto da una stazione all’altra. Allontanandoci con garbo. È inutile ricusare il nostro destino. Siamo inevitabilmente diretti verso la separazione. Avverto l’indispensabile necessità della lontananza e forse l’avrai notato anche tu. Perciò, Amore mio, prima che la noia ci divori facciamo la cosa migliore. Uccidiamo il nostro amore con cura. Stacchiamo le macchine che tengono in vita questo moribondo senza sensi di colpa.

Non c’è altro da aggiungere. Siamo nel cuore del cuore del disastro. Spetta a te decidere se restare qui o meno. Per quanto mi riguarda ho fatto già la mia scelta. E di questo non mi pento né posso chiederti scusa. Per cui, Amore mio, non lo farò.

 

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10 commenti

  1. intenso davvero :)

  2. Uhm, davvero elegante come messaggio d’addio, da salvare in caso di bisogno :P

  3. Asi Claypool

    Grazie :)

  4. molto bella..:-)

  5. Oh. Lucciconi.

  6. Stronzo.

    Scusate, m’è scappata. Sono nella fase di lei.

    Sgrunt.

    P.S.: bello.

  7. Asi Claypool

    :) aahahaha è la prima volta che qualcuno mi da dello ” stronzo!” :)

    Grazie ancora a tutti!

  8. ossicini

    Un colpo al cuore per gli immedesimabili… Però bello, complimenti :-)

  9. …., …….., … oddio! bello

  10. Leggo “Giorni infelici 1” dopo aver letto il 2′ capitolo della stessa “serie”. Che dirti? Ho trovato questa prima parte più intensa e credibile soprattutto nell’esposizione dei sentimenti. A mio giudizio hai un talento e un’interiorità da non sprecare. Il mio consiglio è che tu possa proseguire per questa via senza “affilare” oltremodo le metafore e senza sezionare i tuoi pensieri in mille frasi dal respiro troppo corto, quasi sincopato. La sincerità di ciò che senti non si vede da questo. “In medio stat virtus”, ricordatelo. Complimenti comunque per questa (prima?) prosa.