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Emma – parte I

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Ero al pub la prima volta che io ed Emma c’incontrammo. Sfogliai il giornale davanti alla mia birra delle 8 e 30. Sì, vi sembrerà strano ma inizio di primo mattino a leggere quotidiani. Emma si sedette accanto e mi chiese:

“Lei, con quella faccia da pervertito: come si chiama?”

“Per gli amici sono Ed.”

“E per chi non lo è?”

“… sono stronzo?”

“E cosa fa, stronzo?”

“Bevo birra, signora…”

“Nella vita, intendevo.”

“Bevo birra, signora…”

Ed, questa mattina ha tentato il suicidio. Dopo aver aperto gli occhi, respirando affannosamente, ha sentito il male divorarlo. Preso fiato, cercando di rilassare i muscoli, ha esalato un peto.

Non è stato un effluvio come tanti altri: è stato così ributtante che Kim Jong, nel pomeriggio, ha mandato un emissario per trattare la sua flora batterica intestinale. Alla Protezione civile hanno valutato l’idea di mettere in stato d’allerta un intero quartiere a est di Latina. Ed vive ad Agrigento.

Ed, questa mattina, ha rischiato d’affogare. Sì, di affogare.

Emma era brutta, così brutta che mia moglie, quando scoprì i nostri video, non se la prese affatto. Anzi, fu lei a mettere i nostri filmati su PornoHub: per potermi deridere con le sue amiche.

Emma, oltre ad essere inenarrabilmente brutta, era traumaticamente grassa: avete presente la campagna contro l’anoressia nella quale una ragazza magrissima si guarda allo specchio e si vede più grassa? Quello di Emma funzionava al contrario.

Dopo la nostra prima volta Emma, per fare colpo, scrisse il suo numero di cellulare sugli slip, prima di riporli nella tasca della mia giacca. La seconda volta, per ricambiare, feci altrettanto. Purtroppo non avevo pennarelli lì con me così dovetti intagliare il mio recapito telefonico sulla sgommata.

Non la prese bene. E di quel giorno mi rimane un solo interrogativo: perché le mutande da donna, prima dei trenta, si chiamano mutandine?

Si sconsiglia vivamente di emettere peti il giorno dopo una sbronza più pesante di un discorso ufficiale di Schifani. Specie sotto la doccia. Come la mattinata ha insegnato allo sfortunato Ed, c’è una sola cosa che puzza più di una scorreggia bagnata: il rigolo di sciolta che fuoriesce subito dopo.

Quando Emma nacque il medico, d’impulso, cercò di rimetterla dentro. L’ostetrica, rassegnate le dimissioni, cambiò sesso, cominciò uno sciopero della fame in favore dell’aborto e fondò il Partito radicale.

Emma non era proprio il peggio del peggio ma un gorilla di montagna con qualche pelo in meno e con un po’ di rossetto sarebbe risultato sessualmente più appetibile. Addirittura anche Pippo Franco con qualche pelo in più e un po’ di rossetto in meno lo sarebbe stato. Emma era così grassa che a volte, per scoparla, dovevo metterle una busta intorno ai fianchi. Altre volte, invece, due.

 

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4 commenti

  1. “Emma era brutta, così brutta che mia moglie, quando scoprì i nostri video, non se la prese affatto.” aahah :D

  2. hihihi…
    buona la prima! adesso aspettiamo le altre tre.

  3. Sì! Quoto Ghiaccio.
    Le nuove le nuove le nuove?
    Dai dai dai dai dai…

  4. Urge il seguito.
    Una come Emma non la si può mica lasciare così, sospesa. Anche perchè pesa, cazzo.