Strofa II: di vademecum e happy places

Le dive di una volta – se sono mai esistite – si sono estinte come gli emù dell’Isola dei Canguri. Gli esemplari dell’era mediatica 2.0 sono cloni creati in laboratorio, frutto di esperimenti mal riusciti. Hanno indistintamente dai 15 ai 40 anni, magrezza al limite dell’anoressia esibita con orgoglio, occhialoni scuri, presenzialismo mascherato da paparazzata, eccessi prontamente ripresi e una schiera di fidanzati-accessorio da sfoggiare come l’ultima borsa di Louis Vuitton.

Quando si tratta di interviste, tuttavia, si trasformano improvvisamente in persone riservate e ingenue. Almeno a detta degli uffici stampa dei film in promozione che, insieme al publicist e allo staff della diva 2.0, forma un plotone d’esecuzione che stringe i malcapitati giornalisti in un’inespugnabile gabbia di divieti.

In un mattino nebbioso, dopo un espresso bruciato e un cornetto integrale difficile da digerire, trovo sulla scrivania un sacchettino rosso con un fiocco verde. Le mie simpatiche colleghe mi sorridono. Sorridono sempre. Sono il ritratto dell’ottimismo. Nel sacchetto trovo un rossetto della linea Fuchsia Now di Estée Lauder e uno smalto coordinato. Detesto il fucsia.

“Sei stata nominata” mi dicono, “domani intervisti Lilian Rox. Per la cover story. Ci danno anche la foto di copertina. Gratis!”

“E il direttore quando aveva intenzione di dirmelo?”

“Te lo ha detto. Con i resti dello shooting di beauty. È il suo metodo”.

In questo lavoro è richiesta una dote di cui ovviamente difetto: la lettura del pensiero. Contatto l’ufficio stampa per avere lumi. Mi risponde Margherita e mi parla come se ci conoscessimo da una vita. In virtù di questa nostra antica confidenza, mi fa l’elenco delle regole da rispettare: si parla solo del film e niente domande personali. Unica deroga: musica, abiti o accessori. Segue lista di domande da NON fare perché riservate a Vanity Fair, titolare dell’esclusiva.

“Tesoro, non è tanto che fai questo mestiere, vero?” risponde Margherita al mio palese sconcerto.

“Sono 15 anni, ma mi occupavo di inchieste”, preciso.

“Lo avevo capito. Sei molto giovane, ti manca l’esperienza. Devi sapere che ci sono riviste e riviste.   Flavour è molto carino, ma come vendite e visibilità non siamo certo ai livelli di Vanity Fair. Ci vediamo alle 12 al Park Hyatt, pranzerete lì”.

Rifletto. Se A dice a B: “ faccio questo lavoro da 15 anni” e B risponde: “sei molto giovane”, B crede che A abbia 15 anni? Le alte considerazioni vengono interrotte dal tintinnio dei braccialetti pseudo indiani del direttore.

“Elisa, mi raccomando, niente domande noiose. Voglio i particolari piccanti…”

Non rispondo e tento di pensare a qualcosa di non banale da chiedere a Lilian Rox. Che, come vuole la legge, ritengo intelligente fino a prova contraria. Tempo esiguo, troppi divieti.  Chissà perché mi viene in mente il vecchio, mai usato “prontuario dell’intervista alle star” della mia amica Sandra, storica redattrice spettacoli di un noto femminile.

Qualsiasi intervista con le nuove dive può essere scritta in anticipo. La diva in questione di sicuro si presenterà in ritardo (mai innervosirsi quando dirà: “scusa, me ne ero completamente dimenticata”). Si consiglia di ingannare l’attesa scrivendo l’introduzione, in cui va segnalato, look, taglio e colore dei capelli. Se c’è del cibo, ricordare che le dive non “mangiano”,“mangiucchiano”. La conversazione ruoterà sull’approdo nell’happy place: la sua vita è in una fase serena; dall’ultimo film ha tratto importanti lezioni di vita; il regista è un genio che le ha fatto scoprire aspetti nascosti di sé. Sorridere e fingere interesse. Non scrivere mai nulla di negativo, gli scandali sono sempre anteriori all’entrata nell’happy place. Seguirà discussione sull’impegno per i bambini del Terzo Mondo e sulle soluzioni ai dilemmi internazionali. Mai contraddirla, assumerà l’espressione di chi ha visto il suo chihuahua investito da un SUV e lo staff, al tavolo vicino, vi indicherà l’uscita. Per la domanda personale il momento ideale è quello del cappuccino. Probabilmente anche l’amore è in un happy place, in caso contrario è stata mollata, ma è consigliabile attenersi alla citazione testuale. In fase di scrittura, se manca qualche battuta, inserire uno dei seguenti elementi: non le piace guardarsi nei film che ha girato; un giorno vorrebbe fare una commedia romantica per rivelare il suo lato comico; per lei conta sempre e solo la verità. Buon lavoro.

A volte Sandra esagera. Decido per una sana improvvisazione e il giorno seguente, pronta a smentirla, mi presento alla reception del Park Hyatt precisa come un orologio svizzero. Di Margherita, che non ho mai visto, non c’è traccia. Trovo un messaggio sul cellulare. Scusa Elisa, il servizio fotografico è andato per le lunghe. Stiamo arrivando.

Alle 14.00, mi corre incontro un caschetto rosso tiziano. “Lilian arriva subito è salita in camera a rinfrescarsi”.

Sei minuti dopo, mi raggiunge al tavolo Lilian Rox, radiosa e riposata. A tal punto che sul viso sono ancora ben visibili i segni del cuscino.

“Scusa, me ne ero completamente dimenticata…” mi dice con poca convinzione.

Le dive di una volta – se sono mai esistite – si sono estinte come gli emù dell’Isola dei Canguri. Ripenso al vademecum di Sandra e comincio a sorridere, fingendo interesse…