Sono stanca dei miei pensieri e vorrei smettere di farli. Alla mia età ogni percezione è segretamente avvicinata da impressioni passate senza che io possa decidere che questo non accada. Ebbi impressioni simili nel primo distacco dall’adolescenza, lontanissimo; altre ancora più intense nelle somme della maturità. Identico il senso: se una memoria è bella, sopraggiunge la malinconia; se triste, ecco riaffiorare un dolore che è rassegnazione.

Non importa quale sia il mio nome, né sono importanti i piccoli dettagli che arricchirono tanti trascorsi. Fui come ognuna figlia, poi sposa giovanissima e affettuosa madre; oggi ho un nipote, e il destino, come spesso succede a noi donne, mi ha imposto la solitudine dopo avermi sedotto con il piacere di una compagnia da subito irrinunciabile. Strinsi forte il mio unico amore quando mi chiese il cuore con il garbo nelle labbra e la commozione negli occhi, e ancora più forte nell’istante recente dell’abbandono. Lo rivedo nel buio del sogno, dove quasi mai parla ma sorride.

Lo incontro ancora nel giorno, in alcuni oggetti che occhi diversi dai nostri non saprebbero interpretare per il loro valore; e lì, attraverso quelli, ci sussurriamo ancora le meraviglie andate, i silenzi dopo le parole, e qualche raro litigio che passione e tempo hanno lenito. Non c’è molto altro da scrivere di me, se non che vorrei fare dono a chi ho adesso di più caro al mondo di una fra queste mie intensità. Desidererei fargli incontrare il passato attraverso non la memoria ma qualcosa di materiale, da vedere e sfiorare. Forse una semplice foglia, offerta e conservata in un libro, e scoperta a distanza di anni e quasi con sorpresa.

Vedo le prime avvisaglie del mattino entrare nella carrozza e illuminare con irregolare cadenza il viso di un ragazzo che dorme. Mio nipote, poco più che un bimbo, siede assonnato al mio fianco, attende che io raffreddi un té bollente e nel frattempo osserva il nostro passeggero con una curiosità che non mi appartiene più. Ormai so cosa aspettare anche dall’alba: il cielo che schiarisce, il sole che sorge e raggiunge il nostro riposo. E un ultimo raggio di luce che ci desta, aprendoci finalmente gli occhi e ponendo termine alla notte. Mentre viaggiamo per fare ritorno in città, ho deciso di lasciare queste impressioni sulla carta che sto riempiendo e che abbandonerò lungo la strada. Il treno viaggia lento ma senza fermate, a breve preparerò il bagaglio per la discesa.