Viene da una famiglia di veterinari è cresciuto tra gli animali, ha vocazione crocerossina per cui si iscrive a scienze internazionali e diplomatiche, impara di grande Serbia e questione d’Oriente, esce dal suo guscio, si diplomatizza e si acquieta. Si cresce i capelli quasi quasi diventa comunistamannoperò.

Respira Napoli si bea di ragazzini che giocano a pallone e lo minacciano teneramente si bacia in pose plastiche a via Caracciolo come Nino D’Angelo e Maruzzella valorizza la sua meridionalità che più tardi fattosi colto definirà mediterraneità che va di moda e ti fa trombare anche all’estero.

Tra tricc’a ball mazz’e busticc’h Pino Daniele Napoli sotterranee caffè la caparranonteladò cani neri pranzi irpini amicizie sopravvalutate e amicizie sottovalutate, terrazzi trombette in bocca dramendbeis salotti rossi topi che muoiono urlando impressioni francesi nordiche tentatrici si va avanti ci si cimenta si mettono scarpe bruttissime e camicie di lino si va in ristoranti sbagliati il codino corteggia mia sorella se ne va in motocicletta mbriago duro nella vasca da bagno i cani scappano e un’altra estate arriva si fa il bagno non è un uomo colla cuffia, ma è una foca.

Mangia un altro po’ di baguette con il burro io non so che fare brest che si pronuncia come breast cartoline e ora che faccio mi metto giacca e cravatta scopro che cos’è la Turchia faccio giri immensi camminate solitarie, sto palazzo è immenso e razionalista le sculture di Pomodoro mò busso a D’Alema e poi scappo ci si raduna alla fontana come nella sigla di Frenz dietro la Farnesina impera, mangio panini con sottilette che non sottilano poi mi integro come l’Europa unita i tiramisù da Pompi gli occhioni da cerbiatta i fratelli leccesi le denunce dei carabinieri Tommaso che somatizza il vicino Delisio e gli appuntati dei carabinieri e sul frigorifero la scoperta del non scoperto le diciottenni si va avanti si telefona si va nell’isola smeraldo.

Città che sembra Amsterdam, una città che è grande quanto Mambrh’donj ma che comunque è una città non avevo mai incontrato un portoricano in vita mia pensavo fossero creature dei film americani li ne incontro uno e poi dal Donegal alle isole Aran e la bicicletta di Alessandra sta ferma al porto si ma dove cazzo sta chiama l’ambasciata io devo andare a lavorare imprenditori africani dell’umanità, francesi davanti alla chiesa fuochi fatui fattorie allattare i vitellini si torna a casa addio e un bicchiere levato e ora che faccio?

Torno nella capitale? Che lavoro fai? Chiedo i soldi alla gente? Ma che davvero? Si è vero, ma lo faccio con la divisa delle Nazioni Unite niente pangabbestismo… arrivo lì vado avanti per tre mesi mi piace si conversa si fa un po’ i babbioni si conosce gente si stringono mani si scambiano sorrisi si pigliano insulti su Padoa che schioppa sì ma la sua manovra aveva un senso e poi torna Berlusconi non mi ricordo se prima o dopo comunque torna quando Lui torna io sono in Africa in una nazione dove la libertà di stampa è superiore a quella italiana e infatti si fa un progetto di giornalismo all’estero si lavora per il quotidiano dell’opposizione io più che altro cammino sudo mi asciugo la fronte osservo mi nutro la testa di immagini mi asciugo con i fazzoletti di cui ben presto scopro l’utilità e mi esotizzo.

Per lì scoprire ben presto che l’apparenza in-Ghana che spendiamo troppo e che abbiamo tutto è stato necessario un viaggio in aereo di sette ore torno a casa mi sento come San Francesco chiudo i rubinetti ai miei genitori mentre si lavano che con l’acqua non si scherza divento un moralizzatore dell’acqua disapprovo i gavettoni e mi lavo con le bottigliette da mezzo litro d’acqua Lilia che si può fare…

L’estate passa tra grano giallo e terra brulla piscine semiovali storte cani con l’occhio come Pierrot, cosce, tammorre, invaghimenti precedenti che ritornano cambiando forma si gioca su una linea sottile, terzi incomodi, Venezie, voci terrose e terrone laddove c’era l’erba ora c’eeeè… terra marrone, gli innaffiatoi non vanno accesi la mattina alle undici che l’erba si brucia ma checciavete in testa le tanne di cocozza? Ma chi vi ha insegnato a fare i giardinatori?

I mesi passano si torna a Roma, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati generazione mille euro al mese, Pigneto style, i fruttivendoli marocchini, la scoperta di una nuova amicizia e quella sera mi ritrovai l’amore a casa, tanto gentile e tanto onesta parve,occhi d’ambra, boccoli, emozionate disfunzioni, le giraffe sono figlie di leopardi con cammelle, il volto della saggezza e da consumarsi preferibilmento entro il.