Un paio di settimane dopo, ferie annuali alle porte, ma all’orizzonte nessuna novità. Era già rassegnato a riempire il solito borsone da viaggio con quelle due tre magliette da sfoggiare la sera a cena in presenza delle amiche “soglia pensione” di sua mamma che non facevano che dirgli quanto fosse cresciuto.

Beh, effettivamente aveva solo trent’anni in fondo e quanto si poteva cambiare dall’averne diciotto, da quando era salito sul treno e lanciato un arrivederci a tutti, senza rimpianti. I suoi avevano già telefonato come da cerimoniale qualche giorno prima della partenza per rendergli noto l’eccitante planning settimanale, e tanto non ci stava nella pelle che non si era nemmeno preso la pena di rispondere alle chiamate.

Ma il giorno prima di mettersi in macchina, il destino aveva preso la sua inaspettata piega davanti all’imbarco per Losanna: lei gli aveva sfilato davanti come una mannequin ultraterrena e lui non aveva tentennato un attimo. Si era segnato i dati di un pinco pallino qualunque che gli allungava il documento nell’attesa trepidante di tornare a casa.

Alle 20 in punto si era precipitato davanti al pc, aveva inserito il tutto, ed effettivamente risultava far parte dell’equipaggio. Selezionato il nome, il gioco era fatto: davanti agli occhi gli si era dipanata una fila infinita di voli dove avrebbe potuto incontrarla. Aveva messo da parte abbastanza denaro. Era pronto a dire addio a questa vita terrena per una celestiale, che detto così appariva un po’ macabro, ma il gioco di parole lo faceva ridere.

Così si comprò un bagaglio a mano, tanto non serviva molto per cambiarsi d’abito da un volo all’altro e in tal modo si sarebbe anche evitato le tasse di stiva. E quando l’avrebbe conquistata – perché ci sarebbe riuscito – l’avrebbe invitata con molta discrezione a prendere un caffè in prima classe, perché al primo appuntamento non bisognava essere né troppo intraprendenti né di braccino corto.