Avere trent’anni e sentirsi dire: non sei cambiato d’un pelo. A tre decadi suonate uno vorrebbe svegliarsi ogni tanto con qualche notizia sconvolgente, o mal che vada anche un “evento soddisfacente” potrebbe andar bene nella gradazione di quelli che in una fantomatica classifica catalogheresti come “eventi che t’hanno ribaltato la vita”. Ma la vita non la cambi al ritmo di pagine strappate da calendari.

Così anche oggi, un giorno come tanti, alzarsi, stiracchiare le quattr’ossa, gettare una sbirciata frettolosa allo specchio, caffettino e fuori a lasciar scorrere a briglia sciolta sulla tangenziale la brava fiat, con questo cielo da schifo e nella testa un desiderio inconfessabile di prendersi una vacanza. Inconfessabile specie per il portafogli.

Sì, di vacanze non si poteva dire che non fosse un esperto. La sapeva lunga lui: Paris, New York, Rio e giù di lì. Quanti imbarchi, quante valigie, quante… niente, nessuna foto che non fosse da catalogo viaggi, nessun souvenir. Solo tante facce di single, coppie, famiglie, o minorenni accompagnati da colf super gnocche, poiché figli di genitori troppo “busy” come li etichetterebbero quelli della new economy.

Anche quelli a filo di pensionamento oramai gli facevano un baffo, ché usciti dalle poste dopo aver ritirato la mensile provvigione si recavano dritto dritto in aeroporto a prenotare un biglietto solo andata per la Patagonia. “La quarta età” la chiamavano i sociologi. “Dell’oro” ci avrebbe aggiunto lui.

Basta. Era stufo di questo lavoro con una settimana di ferie all’anno che passava parcheggiato nella casa in campagna dei suoi, dove la media degli avventori si arrotondava alla sessantina. Un reparto di geriatria.

Voleva bene a tutti, eh… Lo poteva giurare sulla copia originale di “Punch the clock” di Costello & the Attractions che la sua ex aveva scovato per grazia ricevuta a Camden anni prima, quando ancora si dava un peso ai sentimenti e si era tutti un po’ più con facce e cuori da bravi ragazzi. Anche lei era volata via proprio davanti ai suoi occhi con un rappresentante che il viaggiatore lo faceva per lavoro, e da quel momento anche per piacere, visto che gliel’aveva strappata via dalle braccia e l’aveva fatta imbarcare con lui per un’esotica destinazione. Ma probabilmente uno spiraglio ce l’aveva. Perché probabilmente si stava innamorando e sapeva di dover tentare il tutto per tutto, solo questa ragione gli avrebbe permesso di riscattarsi da quella vita infame che gli si dipanava davanti anno dopo anno lungo il tragitto da casa sua all’aeroporto.