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Cabine armadio e sinusoidi 4

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7.05 a.m.

“Vedete: se, invece di un palazzo, ci sarà un pollaio e verrà la pioggia, forse m’infilerò nel pollaio, per non bagnarmi, ma tuttavia il pollaio non lo scambierò per un palazzo, a dimostrargli la mia riconoscenza perché mi ha preservato dalla pioggia. Voi ridete, dite persino che in questo caso un pollaio o un castello fa lo stesso. Sì, rispondo io, se si dovesse vivere solamente per non bagnarsi.”
Capitolo X, Memorie dal sottosuolo.
F. M. Dostoevskij

Prepariamo valigie che durano poco. Perché durano poco le nostre trasferte. Sono campagne ferraresi e colazioni alle pere e cioccolato. Sono ravioli al barolo e sveglie improbabili, di quando il venerdì sera di solito si mette la chiave nella toppa della porta di casa poco prima di morire sul letto. Sembra di essere in mezzo a quelle macchie di colore che poi si tiravano soffiando sulle cannucce. Di quei lavoretti di come quando fuori piove e le mamme e le maestre non sanno più come uscirne. Disciplina, cannucce e punteruoli. Che ci si può sparpagliare, ma tanto alla fine fa solo tutto più male, perché anche se si è allenati allo stretching e si è campionesse olimpiche di spalliera, rimanere tesi a lungo non si può. Si torna sul posto. E le trasferte durano poco, appunto.

É una questione di soffi se iniziamo ad alzare il bavero delle nostre giacche. É una questioni di soffi se sono in un cul-de-sac, se non tolgo le foto dalle pareti, se giro lo sguardo e trovo di continuo un portasalviette.

Alla fine arriva il freddo e un grande pennello o un pennello grande passa i vostri schermi con un acquoso color grigio. Arriva il freddo e gela tutto. Aumenta i gradi di separazione tra i corpi e ciò che resta fuori. E non ho ancora fatto il cambio armadio perché queste sono le due settimane di anarchia militare e in armadio succede un po’ di tutto. Prendisole e maximaglioni. No, non abbiamo superato l’inverno con il letargo, ma tu hai trovato casa ma io non ho ancora trovato una vita vera. Ma ci provo a non congelare, a mettere le mani fra le gambe e a stringere le spalle e vi guardo di nascosto da dietro i miei pretenziosi occhiali da sole. Che no, non ho ancora trovato una vita vera ma ogni giorno pianto dei paletti per delineare perimetri più definiti. E ogni mattina mi sveglio e mi vien voglia di buttarli giù e di spostarli, i paletti. Tipo che ora so dove vorrei essere e che occhi guardare, che quelli li potrei guardare anche senza i miei pretenziosi occhiali da sole. Ma tanto so che nella marea delle scelte possibili io ci annegherò. Io e l’asino. E annegherò nelle tazze di bancha che porto la sera con me mentre passeggio per combattere l’insonnia. E annegherò nella pioggia mentre cerco di ricacciare dentro quelle lacrime che sono ciliegie, che sono enormi e che ci promettiamo di non far maturare, ma poi è così e me le ritrovo che sarebbe da farci le marasche sotto spirito. Che urliamo e poi non ci ricordiamo nemmeno cosa urliamo. E non trovo le tue mani. E i trattati di pace non hanno mai funzionato. Che la Germania e la Francia non si litigano più l’Alsazia e la Lorena perché del ferro e del carbone ora non gliene frega più di tanto. I reattori nucleari aiutano la pace. Ma noi siamo arrivati a Jalta e se te lo scordi apri quella scatola e ascolta. E fammi sciogliere come quando c’è gente e non si può, che poi a raccogliermi ci penso da me.

Strappiamoci via i pensieri superflui e costruiamo capanne di lenzuola per guardarci negli occhi e leccarci le dita.

Perché tu sbagli e magari me lo dici, ma intanto è meglio se metto le mani avanti per non cadere di muso. Che mi son già spaccata un dente e il mento e le calze e credo possa bastare.

Cerco nelle ferramenta metri di filo spinato. Per avvolgere il mio cuore. Per proteggerlo. Tu non me lo chiedi ma è quello che dovrei fare. Renderlo un tatuaggio da galeotti o da marinai, di quelli che trovi nei bar vicino il porto a bere l’inverosimile per dimenticare due mesi di nave e di cromosomi y. E invece tu non lo sai, ma vorrei soltanto poter sorridere andando incontro a questo vento appuntito. Senza paura di cadere. Senza mani.

 

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2 commenti

  1. Gianluca

    hei, grazie :-)
    gianluca

  2. grazie a te…