È sempre solo questione di musica

And it ain’t gonna rain anymore
Now my baby’s gone
And it ain’t gonna rain anymore
Now my baby’s gone

Nick Cave & The Bad Seeds

Il marciapiede si è polverizzato, poco prima della seconda strofa, sul mio lettore è rimasto un segno, grave e perfetto, di una chimica elementare. Trovo un rifugio, un osservatorio privilegiato sulla città filtrata dai tergicristalli elettrici. Ho nidificato sotto un balcone, come un uccello che non ha voglia, per il momento, di migrare. La musica diventa un tuono, e il silenzio segue lo scroscio sul pentagramma esterrefatto del diluvio. Auto sconsiderate invadono le strade, bagnate come corpi in carreggiata che non sanno dove andare. Auto bianche, metallizzate, con le portiere contaminate, riflettono i nostri sguardi sui parabrezza allagati da questa pioggia calda e martoriata di settembre. Lo vedi che svanisce tutto il mondo sotto questi colpi inflitti dalla noncuranza dello spazio? Lo vedi come esplode tutto il mondo, cenere incolore nei posacenere di vento sulle piazze? E ti portavi, come souvenir dai locali, i sorrisi smagliati di camerieri sottopagati, e i posti dove ti fermavi a scattare le fotografie, acquedotti rionali, angoli dimenticati delle ferrovie, maglie di pericolo che avvolgevano cavi di centrali nucleari che potevi immaginare. Tu. E i cassonetti improvvisati della raccolta differenziata, le tue parole nella mia testa come titoli di coda. Non siamo che profeti di un verbo irrilevante, proiettili iperbolici in un paese depravato. Il mondo in cui viviamo ha tasche piene di banalità e un acquazzone mi sorprende proprio adesso che cominciavo a capire che non per tutti i problemi c’è una soluzione. Se una vasca si riempie di mezzo litro al minuto quanto impiega l’acqua a traboccare dalle mie vertigini? Volevo dire alla maestra che i diagrammi non funzionano e nella danza irriverente dei quadretti la realtà trema e si dissolve. Diventa fumo nel fumo di novembre, sono mesi che confondo dentro agli occhi, chiusi mentre aspetto che finisca anche questa pioggia violenta e intransigente. Ho le spalle ricoperte dal portone d’ingresso di questa elegante palazzina, e dai suoi muri si staccano pensieri come polvere di gesso, per fortuna ho preparato un precipizio accogliente proprio sopra la mia testa, proprio accanto alla tua testa. Sfrecciano ricordi con le targhe autorizzate, sollevando schizzi d’acqua dalle pozzanghere metropolitane. Riflessa nel cemento c’è la mia fronte scompigliata, e dentro le tue braccia sopra le mie braccia magre, e i tramonti diluiti dai rivoli di sole, su spiagge gonfie di ombrelloni accatastati dall’autunno. Meno male che ti ho accanto in questo pomeriggio liquefatto. Sapessi almeno immaginare un’emozione impressionista, io ti farei danzare sull’erba chiara del mattino. Ma mi limito soltanto a ripararti con la mano, notte dei miei occhi, prima o poi dovrà finire, questa pioggia sconveniente, non mi resta che aspettare, prima o poi dovrai passare, prima o poi dovrà passare.