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1941-2009 d

di



scivolò tra la folla, come gli aveva insegnato suo padre, di taglio obliquo, guardando altrove.

superò le entrate ritrovandosi in un grosso atrio. ettari di pavimento occupati da sconosciuti. anonimi in attesa lo circondavano, guardando nella stessa direzione, scambiandosi punti di vista simili sulla situazione.

un silenzio nella mente di k., quasi un’apnea.

guardò il soffitto sferico, pareva un utero. una placenta vischiosa con all’interno i resti di un’esplosione avvenuta in un luogo pubblico: corpi, vestiti, scarpe, cappelli, grasso, birra, mani.

dalla tasca strofinò fuori una sigaretta. una donna tossì per sottolineare che il fumo nuoce gravemente alla salute di chi ti sta intorno.

lui, k., continuò a strisciare come i marines in missione. aveva 27 anni e un repertorio molto esteso. aveva già in gran parte vissuto tutto grazie ad una mente cinematografica che l’obbligava a guardare il mondo in cinemascope.

si fece spazio fino alla struttura montata sul fondo dell’atrio, una piatta forma, ornata di scheletro metallico decisamente luminoso. sulla struttura si agitava un viavai sconnesso di persone. k. l’attraversò, fingendosi indaffarato.

in pochi minuti la penombra di un corridoio. pensò che:

. le forze speciali avrebbero aderito alle pareti, comunicando a gesti

.. corridoio già visto in un pianosequenza con una prostituta e una cabina peep show

… sudavano le mani, ma si sentiva baciato dalla fortuna.

capì qual era la porta.

e lo trovò lì, inerme, in poltrona. accanto a lui un pianoforte che non si suonava.

“what the fuck r u, asshole??!?!”

lui, k., rimase sulla soglia senza capire. così tanti anni passati a tradurre il suo cazzo di slang di minneapolis e poi… niente, non capiva niente.

lui, l’altro, si ricompose. un vecchio scettico e disilluso sa aspettare il suo assassino con stoica serenità. riappoggiò la schiena sulla poltrona sdrucita e accavallò la sinistra.

silenzio. all’improvviso k. si gettò sul vecchio, sfoderando la lama in volo e atterrando a cavalcioni sulla poltrona. “bastardo figlio di puttana, sei pure diventato cattolico! prima fai il poeta anarchico e poi ci sputtani con una canzone di merda. forever young, ‘sto cazzo!!! mio padre si deprime con desolation raw, mia madre vuole qualcuno che le canti i want you, io non ho mai capito che cazzo voglia dire don’t think twice, it’s allright. hai smesso di fare danni, vecchio di merda. l’orrore, ci basta quello che abbiamo, e tu che ci prendi pure per il culo. cazzo tu che kerouac ci bevevi anche insieme e almeno lui è diventato buddista, e ginsberg e gli altri e tu che sei un cazzo di stronzo che non dici manco una parola a questi cazzo di concerti e ti metti a cantare blowin in the wind!!! ma vaffanculo, ma non te ne potevi morire ammazzato a trent’anni, invece di spaccarci le palle con questa voce da finocchio che ti è rimasta?!”

attonito, Bob Dylan, spalancò le pupille sentendo il gelo del taglio alla gola. ebbe solo la forza di sussurrare “do i understand your question, man?”

 

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3 commenti

  1. ahahah..sei una folle :P

  2. RIOT a pieno titolo!

  3. irene tommasi

    grazie ragazzi!