“the rain before it falls” (season finale)

la prima volta che ho osato aprire un ombrello in merluzzistan, in un giorno di pioggia del lontano 2007 (mentre andrea e giuliano incontravano licia per caso), la città s’è paralizzata. sul serio: i passanti son raggelati, le auto hanno inchiodato e probabilmente qualche ciclista s’è pure infilato in un cespuglio per lo spavento. d’improvviso, avevo gli occhi di tutti addosso. volere morire, lesson number one. ero giovane, all’epoca dei fatti, e certe cose non le sapevo mica. tipo, non avevo ancora capito che i danesi sono impermeabili, e che quindi a loro l’ombrello non serve. non sanno proprio cosa sia. la mia teoria in merito – sì, è vero: ho un sacco di teorie, io. è che sono una persona talmente noiosa che di solito riesco ad annoiare persino me stessa, e allora invento delle teorie che mi tengano compagnia, e non fate quella faccia lì ché non ho mai detto di essere del tutto sana di mente – è che i danesi, quando nascono, li pucciano nel grasso di foca. avete presente achille, che la madre l’ha pucciato nello stige (oppure gli ha dato fuoco, non è ben chiaro) per renderlo invulnerabile? ecco, i merluzzi uguale, solo, che a loro il bagnetto glielo fanno per renderli impermeabili. forse un giorno se gli entra l’acqua in una scarpa affogano.

che poi la verità è: lo sanno che cos’è, un ombrello. mica son scemi. ero io la sprovveduta che (all’epoca dei fatti) ancora non sapeva che quando tira vento, e fidatevi che qui tira spesso, aprire l’ombrello è totalmente inutile, oltre che il modo più rapido per distruggerlo. la pioggia ti arriva addosso in orizzontale, e allora con l’acqua in cielo in terra e in ogni luogo, o ti sei fatto un giro nel grasso di foca da bambino oppure sei spacciato. dev’essere questo il motivo per cui gli autoctoni riescono sempre a rimanere tutto sommato asciutti e presentabili, mentre la sottoscritta arriva in ufficio che pare l’abbiano appena centrifugata in lavatrice. very wild, come no.

un paio di mesi fa, comunque, mi han regalato un ombrello super figo che non ha nessunissima paura del vento. e infatti non si rompe mica, si gira e basta. sostanzialmente inutile, sì, ma indubbiamente folkloristico.

detto questo, non è che qui piove sempre, intendiamoci (è il merluzzistan, mica l’inghilterra), però spesso e volentieri nell’arco di una sola giornata si alternano pioggia e poi sole e poi pioggia di nuovo. di solito, la prima pioggia è sincronizzata col mio viaggio casa-lavoro, mentre la seconda scende a benedire il tragitto lavoro-casa. il sole invece splende mentre sono in laboratorio, sottoterra e senza finestre. oh yeah.

l’ultima settimana, comunque, ha visto le temperature alzarsi notevolmente: abbiamo finalmente raggiunto i venti gradi centigradi, e con essi la possibilità di andare in ufficio vestiti come se stessimo andando in spiaggia. davvero un peccato che le luci al neon non abbronzino, ma conto sull’efficienza dei danesi: secondo me ci stanno già lavorando.