merluzzistan for dummies: S01E03

“lost in translation”

il merluzzese idioma è una bella lingua. dico sul serio: a me piace da morire quando i danesi mi parlano. quando se ne stanno zitti ancora di più. quando optano per l’inglese, poi, li adoro.

c’è da dire che entrare in contatto ravvicinato col danese mi sta aiutando a capire come funziono. volendo immaginare la scena (se a fantasia siete messi peggio di me — non è facile —, sentitevi liberi di disporre dei personaggi di “esplorando il corpo umano” a vostro gradimento), infatti, quando le mie orecchie captano un flusso di parole in merluzzese, la prima cosa che faccio è cercare di capire se sono salva, oppure se la persona in questione sta parlando proprio con me (primo piano sui guardiani delle orecchie, piccoli ominidi temporaneamente inseriti nel mio organismo, mi preme sottolinearlo, al solo scopo didattico, che si sporgono fuori dal padiglione e strabuzzano gli occhi per vedere chi sta parlando, e a chi. al limite, danno un colpo di telefono ai guardiani degli occhi e chiedono la moviola). in caso il fuoco nemico sia diretto proprio verso la mia (indifesa) persona, e in assenza di un piano b (ho gli auricolari, fingo di non aver sentito volare una mosca), non mi resta che cercare di estrarre il maggior contenuto informativo possibile da quello che le mie orecchie (gli ominidi di cui sopra) hanno percepito. e cioè, più o meno: jgføkøjsægåwiejåfqeøfuuøeib. senza pause: i danesi quando parlano non respirano (apparentemente. ma non hanno le branchie, quindi forse respirano).

(alla seconda ø si è registrato un suicidio di massa degli ominidi di cui sopra, con conseguente sospensione del supporto didattico per mancanza di personale)

alla mia prima lezione di danese, l’insegnante mi ha scambiata per un maschio. dicesi anche: iniziare col piede giusto. poi ha cominciato a parlare in merluzzese — per la cronaca: non ha mai smesso, per tutto il corso —, e a questo punto non mi è chiaro come sia possibile partire col piede sbagliato e riuscire a continuare imperterrita su questa linea, senza mai appoggiare l’altro piede che, se non altro per motivi statistici, deve per forza essere quello giusto. a quanto pare la mia vita saltella su un piede solo. la mia teoria, comunque, è che lei lì avesse un sacco di amici immaginari, con i quali era solita dialogare durante le lezioni. pare si divertisse anche.

lode e gloria sempiterne ai merluzzi che non doppiano i film, in ogni caso (e infatti i bambini parlano inglese meglio di me, ormai), anche se devo ammettere che il primo film sottotitolato in danese mi ha aperto una nuova dimensione dello straniamento linguistico (leggi: del dolore), specie perché le orecchie dicevano una cosa (comprensibile) e gli occhi un’altra (non comprensibile), e a un certo punto il mio neurone capo, aigor, ha cominciato a fare del casino e allora ha mandato tutti a quel paese e se n’è chiamato fuori.
e, vi dirò: è la pace dei sensi, dopo.

 

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5 commenti

  1. da applausi (non solo linguistici, s’intende)

  2. mi sa che sto ridendo in danese perchè non riesco neanche a fermarmi per respirare..

    sei meravigliosa.

  3. Ho sempre detto che i film sottotitolati causano schizofrenia, e tu mi confermi questa tesi.

    In fin dei conti non sono mai riuscito ad ascoltare, leggere i sottotitoli e guardare il film contemporaneamente. Di solito ignoro i sottotitoli.

    —confessione—

    Chi di voi non ha mai provato ad accedere alla pagina 777 di televideo?
    Io diversi anni fa mi guardai una puntata intera di Beautiful (all’epoca credo che Caroline fosse ancora viva) sottotitolata. Ricordo che provai una profonda delusione perché i sottotitoli non erano identici a quello che si dicevano le persone. Libera interpretazione dei già discutibili doppiaggi. Bah.

  4. qui finisce che mi monto la testa, con tutti questi applausi (grazie). ;)

    @scarmic: in realtà anche i sottotitoli danesi sono parecchio riassunti, o almeno questa è l’impressione che ho avuto io quelle due volte in croce in cui ho effettivamente capito cosa c’era scritto sullo schermo (magari l’attore diceva una roba tipo “non ne sono certo, dovrei controllare”, e invece il sottotitolo diceva solo “non lo so”). però, sì, i sottotitoli a me NON danno fastidio solo se sono nella stessa lingua dell’audio, altrimenti vado fuori di testa (vedi sopra).