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merluzzistan for dummies: S01E02

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“guess who’s coming to dinner”.

il piccolo manuale del perfetto scandinavo prevede l’applicazione della filosofia ikea a quanti più ambiti possibile, alimentazione compresa. il pranzo tradizionale merluzzese, prendete nota, si chiama smørrebrød, e prima di mangiarlo uno se lo deve montare. è un panino, lo smørrebrød, e contrariamente a quanto il buon senso potrebbe suggerire, lo si mangia con coltello e forchetta. del resto, vista l’altezza che mediamente riesce a raggiungere, prenderlo a morsi non è pensabile. smør significa burro, brød pane, ed ecco svelati i primi due ingredienti. dopodiché sky is the limit, è proprio il caso di dirlo (roastbeef, cetrioli, cipolla fritta, mostarda, salame, polpette, salse varie ed eventuali, non si dice di no a niente). è una gara a chi costruisce il panino più alto, insomma. dovessero mai venirvi dei dubbi sul perché i lego sian stati inventati proprio in merluzzistan, io un’idea ce l’avrei.

si mangia pane nero, di solito, e però adesso che nel mio gruppo di ricerca noi italiani siamo aumentati di numero (siamo addirittura tre, tra un po’ cominceranno a chiamarci gremlins e a proibirci l’accesso ai bagni e alle cucine), un po’ di pane bianco arriva pure da noi, a pranzo (la famosa moltiplicazione dei pani e degli italiani, sì). la nota di colore (letteralmente!) è che il pane bianco si chiama francese, e dopo una gustosa session (tra colleghi) di teorie assolutamente a cazzo sul perché di questo nome, ho scoperto che c’entrano le pietre con cui un tempo si macinava il dato cereale. sia detto che la sottoscritta era una convinta sostenitrice della catena logica

napoleone era francese, napoleone aveva un cavallo bianco, il pane bianco è perciò detto francese

anche se devo ammettere che pure

la baguette è fatta col pane bianco, la baguette è francese, il pane bianco è perciò detto francese

aveva il suo porco fascino.

comunque. l’altro giorno un autoctono mi ha insegnato che qualsiasi ingrediente può essere trasformato all’istante in un piatto tipico danese, basta pucciarlo nella maionese e farci una salsa.

mi preme farvi sapere, già che siamo in tema di cibo, che i biscotti danesi non esistono. nel senso: esistono, sì, ma si chiamano butter cookies, punto. il dolce tradizionale danese è il wienerbrød (pane viennese, che in austria ha nome kopenhagener gebäck. just don’t ask), e c’è dentro tanto di quel burro che a confronto i nostri biscotti danesi sono dietetici.

la sottoscritta, peraltro, attualmente vive con un’ex cuoca danese che ha lavorato per anni in un ristorante a lanzarote, e che va matta per la cucina indiana e cinese (again, just don’t ask). cotanto ambaradan gastronomico ritiene che la qui presente italiana non sappia cucinare (stando ai suoi standard quanto mai discutibili), e s’adopera quotidianamente per indottrinarla come si deve sullo scongelamento nel microonde dei gamberi surgelati e altre amenità di sorta. se una sera le spacco una padella in testa, sapete perché.

 

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10 commenti

  1. Non è un paese per italiani affamati. ;)

  2. però il panino danese mi ispira assai, forse proprio perchè così porcoso.

  3. Ho sempre amato la Gran Bretagna, e ho sempre saputo di essere stato British in qualche vita precedente.

    Ma la Danimarca mi sta iniziando ad affascinare. Se un giorno vedessi uno che prepara lo smørrebrød con bacon e uova, sappi che sono io… ;)

  4. eresia!
    dire ad un’italiana che non sa cucinare!
    cioè, conosco tante italiane che non sanno cucinare, eh
    ma manco una bistecca san fare

    ma eresia!
    una cosa sappiamo fare noi italiani
    che cavolo

  5. @lidalgirl
    se vuoi ti presento mia moglie così cambi idea…

  6. ok, l’unica cosa certa che emerge..e che se vivessi lì ingrasserei non poco :D

  7. e come mi piace questa rubricaaaaaaaa

  8. @Giusi: il detto recita: chi c’ha il pane non c’ha i denti, e chi mangia come un fringuello in italia poi quando va in danimarca gli viene una cacchio di fame da lupo (e il convento passa pane, burro e acqua travestita da caffè).

    @Ari: ehm.

    @Laucidignolo: ad ora, qui sono arrivati al patè di fegato misto a bacon (ha un aspetto ORRIBILE, non ho ancora avuto il coraggio di assaggiarla, quella porcheria). smørrebrød con bacon e uova, comunque, mi pare anche una tangente interessante, su cui partire. mi sa che pure io sono anglosassone dentro.

    @Lidalgirl: devi vedere cosa cucina lei, soprattutto. bah.

    @Andrea: ripeti insieme a me: correre-in-riva-ai-laghi è il bene. :)

    @Alli: sempre troppo gentile, baby. per fortuna che ci sei tu, a farmi il tifo.

  9. premesso sono onnivoro in senso stretto, e anche amante delle sperimentazioni, devo dire che il solo pensiero del patè di fegato col bacon mi fa rabbrividire.
    god save the queen…

    cmq lodevole il tuo tentativo di imporre la logica deduttiva, anche se in una variante pindarica:
    “napoleone era francese, napoleone aveva un cavallo bianco, il pane bianco è perciò detto francese”
    sono certo che sono stati i francesi, invidiosi, a far fallire l’impresa… maledetti!! :)

  10. nella fretta ho omesso “che” tra “premesso” e “sono”

    chissà se la perugina lo scriverà mai nei biglietti dei baci
    Il “che” è un’apostata rosa tra le parole “premesso” e “sono onnivoro”