Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.”
(Edgar Allan Poe)

Oh, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi, herpes zoster, artrosi cervicale, anima mia! Da quale remotissimo ripostiglio della coscienza mi giungi in sogno per sconvolgere la mia vita, da quali remotissimi rimpianti attingi la forza per tormentarmi? Forse ho rimosso tutto e sei reminiscenza, ricordo perduto di una età dell’oro…sei forse la ragazza che incontrai al mare tra le dune di Viserbella, oppure sei la cugina di Varese, quella che portava la minigonna? Forse sei solo il retaggio di un karma cattivo, dev’essere che in una vita precedente ti maltrattai e adesso tu maltratti me, forse prima di sera raggiungerò i Nirvana.

Questo pensavo e sognavo, ma era un sogno morboso, il mio. Mi ritrovavo a guidare una macchina americana per strade americane, east coast-west coast, una Cadillac coi fanali a missile, intorno a me il deserto affamato di sete e la strada diritta punzonata di pompe di benzina, ti venivo a cercare. Orribili animali e mostri di sabbia mi attraversavano la strada, serpenti e iguane per niente marine, lucertole e faccitani diafani che mostravano i denti, e io squish squish, squishhhhh, li spalmavo tutti sotto le ruote, quando skreeck, quasi investivo Peter Sellers.
«Mi scusi, lei appartiene al sogno?»
«Certamente, io sono…»

Dio mio, in che posto sono capitato, una casetta lurida ai bordi della strada, una baracca di lamiera e un secchio di latta bucato, dev’essere qui che vive. Un coyote senza pelo si aggira torvo tra l’immondizia, annusa i resti di un’anguria. Preceduta da un fremito d’ali e da un volo di condor una donna non più giovane scende le scalette del suo tugurio tenendosi la schiena come una puerpera, ma è solo panza. Chi sarà mai questo ciospo? Ma è lei, lei dai lineamenti trasfigurati e dai capelli bigi non più corvini, lei, lontana vestigia dei fasti e della bella giovinezza che si fugge tuttavia…
«Come ti sei ridotta!»
«Sarai bello tu!»
Avanza stanca trascinandosi i piedi, da sotto la vestaglietta una calza di nylon le ricade sbilenca su un piede.
«Che ti è successo?»
«Piuttosto tu, tu cosa hai fatto in tutti questi anni?»
«Sono andato a letto presto, dormivo»
«Hai fatto bene»
Si siede su una vecchia poltrona sfondata e si gratta una coscia mostrandomi quell’orribile tana…
«Per favore, non fare così…»
«Tu non sai cosa ho dovuto passare da quando te ne si andato, ho lavorato con i camionisti!»
«Anche con Peter Sellers?»
«Soprattutto!»
«Mi dispiace…»
«E’ troppo tardi»
«Mi dispiace lo stesso!»
Per tutta risposta si avvia in silenzio verso un bacile ingombro d’acqua, vi attinge uno straccetto e se lo passa sotto le ascelle.
«E’ troppo tardi…»
«Ecco… io qui, se posso permettermi… avrei un piccolo regalino per te, una cosa che ho preso in prestito» e le mostro una collana placcata trafilata a freddo. Prese mon petit cadeau sospettosa e incerta, poi un rosa meraviglioso le si diffuse in volto.
«Mi ci pulisco il…»
«Perché fai così! Non l’accetti?»
«No»
«No?»
«No» rispose «no, tesoro, no»
Non mi aveva mai chiamato tesoro…

… Ahi! Mi sveglia una frustata, sono nudo e immobilizzato con le mani legate dietro la schiena.
«Ti sei ripreso, tesoro, vedo che le frustate ti fanno bene!»
«Dio mio… sono svenuto?»
«Sei crollato alla decima»
«Basta… » imploro frastornato.
Un ghiera verde riposa immobile sul comodino di una camera da letto, segna le sei e quaranta del mattino, sul tappeto giace una carta di credito impastata di polvere, su quella carta, in bei caratteri d’oro, c’è stampato il mio nome.
«Credo di averti sognata…»
«Che ti frustavo? Te l’ho detto, non ci devi bere sopra!»
«Hai ragione… facciamo che la prossima volta ti frusto io, ok?»
«Sei un porco»
Rido e le faccio il verso del maiale. «Slegami e chiama Collusi, digli che per quel convegno salta tutto e digli di chiamare mia moglie, che ho delle cose da sbrigare a Milano, ecco… le dica che mi ha chiamato il Presidente!»
«E quella se la beve?»
«Quella si beve tutto, anche il cervello, te lo dico io» mi tocco il sedere infiammato «Tesoro!»
«Si?»
«Non me lo dai un bacino?»
«E dove lo vuoi?»
«Al solito posto»
Proprio lì.