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Didimo e Pacifico 1

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Didimo era l’unico Didimo alle elementari. Era l’unico Didimo alle medie. Era l’unico Didimo nella sua strada.
Poi aveva conosciuto Pacifico.

Pacifico viveva al centro della Città, a cinque minuti dalla scuola.
Pacifico veniva da solo avviandosi non prima delle otto e trenta, lo stesso momento in cui, in teoria, avrebbe dovuto trovarsi col piede destro sul primo gradino delle scale del Liceo.
Pacifico arrivava in classe entro un lasso di tempo che andava dalle otto e trenta alle otto e quarantacinque.
Inevitabilmente, a suo dire, l’autobus aveva fatto tardi.
Immancabilmente, veniva a piedi.
Pacifico era più che un amico: era un compagno di sventure, un fratello di latte, un commilitone in battaglia.
Era anche un po’ sfigato, cosa che in un certo senso consolava Didimo e lo faceva sentire meno solo. Era bello sapere che da qualche parte nel mondo, neanche tanto lontano da te, esistevano per un bambino della tua età, due genitori più stronzi dei tuoi, così privi di scrupoli e di senso della decenza da marchiare a vita con un nome indegno l’unico sfigato frutto della loro unione.
E mentre Didimo si era sempre rifugiato nel banalissimo ma dignitoso Dimo, Pacifico le aveva provate tutte.
Alle elementari si era buttato sul semplice: Paci. Solo che tutti i bambini lo chiamavano Pace un po’ per sbaglio, un po’ per infierire.
Alle medie, Pacifico non poteva che diventare Fico.  Ora, poiché l’appellativo era di un’ironia devastante in quanto Pacifico era la cosa più lontana dall’archetipo di figaggine che si potesse immaginare, il poveraccio passava le sue giornate a sperare che almeno uno di quei bastardelli prendesse di punta uno dei suoi difetti fisici e lo ribattezzasse con quello.
E invece no. Preferivano essere crudeli e chiamarlo col suo nome.
Un soprannome ben messo lo avrebbe salvato dal Vietnam del ginnasio quando, sarà per la sua conversione alla politica e agli ideali, sarà per il bisogno di imporsi con un pensiero proprio, libero, indipendente, sarà perché Pacifico era un po’ coglione, cominciò a farsi chiamare Pax.
Uno che al ginnasio si fa chiamare Pax, ecco chi era Pacifico. Uno che si era rotto un braccio perché lui la sapeva fare la verticale. Uno che portava grosse felpe sportive e si nascondeva dietro una colonna per evitare il quadro svedese nell’ora di educazione fisica.
C’erano solo due cose al mondo che gli davano piacere: la pittura e la musica jazz. Del resto del mondo non sapeva che farsene.

L’anno scorso Stefano ha fatto un interrail. E’ partito da Napoli, è passato per Bologna, Torino, una puntata a Bruxelles, e in quattro giorni è arrivato ad Amsterdam. Quando Didimo gli ha chiesto com’era Stefano gli ha risposto: “Ci devi andare.”
Così Didimo ci va. E si porta Pacifico. Giusto in caso.

 

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6 commenti

  1. Andrea

    Bellissimo inizio! molto coinvolgente :)
    aspetto il seguito!

  2. infatti.. bell’inizio! mette curiosità saper Didimo e Pacifico ad Amsterdam!

  3. Io Pacifico l’avrei chiamato Cifo. O Papa. O papi.

  4. io l’avrei chiamato atlantico, ma mi avrebbe picchiata di sicuro!
    ***

  5. Eccellente, eccellente!

    D.

  6. blimunda

    ancora ancora ne voglio ancora…
    uh, c’è un due…/\__/\’