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Chiedi chi erano i Punk (parte terza)

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Il film-documentario sulla vita di Patti Smith (Dream of Life di Steven Sebring) si apre con queste parole: “per tutta la vita ho cercato di essere libera.” Okay, forse non sono proprio queste precise parole – e forse non sono neppure le prime che Patti pronuncia. Ma sono quelle che ho trovato importanti e, perciò, è così che le ricordo.

Ripetete con me: sono libero/a dal dover ricordare le cose secondo una versione universalmente condivisa.

Potrebbe darsi che, mentre inserivo il disco nel lettore e mi coprivo le ginocchia col plaid, la mia immaginazione sia stata catturata dal latrato di un cane al di là della finestra e che io, per qualche irrintracciabile associazione mentale, abbia formulato quel pensiero finendo poi con l’associarlo alle immagini del film.

Ripetete con me: sono libero/a di seguire la deriva della mia immaginazione, perché non mi frega se gli altri mi prendono per pazzo/a.

Chiedi chi erano i padri del punk.
Ho letto spesso di come Patti Smith sia considerata un’anticipatrice dello stile punk. E il motivo, credo, sta tutto in quelle parole. Patti cercava, e cerca tuttora, di essere libera.

Avanti, muovetemi adesso le vostre obiezioni. Applicate la comune equazione secondo cui il concetto di libertà corrisponde alla figura di un easy rider a cavallo del vento, che non ha un cazzo da fare se non vagabondare da un bar all’altro attraverso il deserto. Non essere costretti a lavorare, non avere una fissa dimora, evitare di legarsi a qualsiasi essere umano, animale o vegetale – ecco, in tutta probabilità, quale sarà, se ve lo chiedo, il vostro concetto di libertà. Ma io non ve lo chiedo.

Ripetete con me: sono libero/a di prendere atto che la vera prigione sta nella mia psiche, sta nella mia testa.

Vedete, una collega entra nel mio ufficio e mi trova a cazzeggiare su YouTube. È assolutamente irrilevante specificare cosa sto guardando ed è proprio per questo che voglio specificarlo: si tratta di una parodia di Wolverine in trenta secondi – specifico – dove c’è un tizio che non fa altro che gridare tutto il tempo, mentre mangia i cornflakes o si rade la barba o fa qualsiasi altra cosa.
La mia collega mi osserva con occhi sgomenti.
“Non hai paura che il capo ti scopra?” mi chiede.
Chiede: “Non hai paura che ti faccia oscurare il collegamento?”

Ripetete con me: sono libero/a dall’ansia di non dipendere più dalla tecnologia.

Vorrei dirle che, in tutta franchezza, ho paure peggiori. Il dilagare dell’ignoranza cosmica. I vestiti di velluto. I gadget nelle scatole dei Cheerios.
“Finché lo posso fare” le dico “lo faccio.”
Le dico: “Quando non potrò più farlo, smetterò.”
La mia collega mi osserva con occhi adoranti.
“Accidenti” mi dice.
Mi dice che invidia il mio modo di vivere.
Le dico: “Puoi farlo anche tu.”

Ripetete con me: sono libero/a dalla tendenza a giocare in anticipo sul tempo.

Ora, non so se il segreto stia nella consapevolezza di non avere un futuro. No Future, ti sbattevano in faccia i Sex Pistols. Che è un po’ come dire: non stai andando da nessuna parte, bello, dunque tanto vale che ti rilassi e ti godi il paesaggio. Quando vivi pensando che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, non perdi certo il tuo tempo ad angosciarti se i mezzi ritardano, se la tua ragazza è salita sul primo treno in partenza o se il capo ti minaccia di privarti del cavo di rete. Tutto questo in confronto al nulla, capite, è una scoreggia nella vasca da bagno.

Ripetete con me: sono libero/a di considerarmi una scoreggia nella vasca da bagno.

 

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6 commenti

  1. Segnalo un refuso (nient’altro che mia colpa):
    “la comune equazioni” dovrebbe essere, ovviamente, la comune equazionE.

  2. Grazie, solerte Redazione.

  3. la libertà, ecco. film, citazioni etc che possono solo spronarci a rincorrerla sempre.

  4. I gadget nelle scatole di cereali li mettono ancora?

  5. Se non capisci che ogni cosa ti insegna
    A rinascere nuovo a rinascere nuovo
    Lo senti un vuoto nella pancia
    La tua esistenza è solo ansia

    (Nerorgasmo)