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Chiedi chi erano i Punk (parte quarta)

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Il punk non esiste più. Fatevene una ragione. Esiste, però, l’eredità del punk – e, che ne siate consapevoli o no, ce la portiamo tutti addosso.

Nei primi anni Ottanta, Marco era il “graffitaro” ufficiale del Virus (se non sapete cos’è il Virus di Milano, sbattetevi a fare una breve ricerca). Ho avuto il suo contatto tramite un’ex squatter come lui, incontrata per caso grazie al forum della defunta radio Rock FM. Non l’ho mai visto di persona, questo ormai ultraquarantenne Marco, ma appena ha capito che cosa stavo cercando di fare mi ha chiesto il mio numero e mi ha tenuta al telefono a parlare per ore. Con questo vorrei sfatare il mito che dipinge i “vecchi” punk come personaggi ostili, scostanti e minacciosi. Tutti quelli con cui ho avuto a che fare – tié – si sono dimostrati disponibili e affabili in modo commovente. Marco, soprattutto. Si dice colpito dal fatto che qualcuno abbia capito che, no, la lotta non deve interrompersi, ma insistere a portarla avanti con gli stessi mezzi di allora non avrebbe alcun senso. Il mondo è cambiato, dice Marco, e questo noi non possiamo ignorarlo.

Spiega chi erano i punk.
Penso che il modo migliore per raccontarli a chi non li conosce sia quello di mostrarglieli con la propria vita.

Il punk è appassionarvi alla serie tivù più brutta che riuscite a scovare. È andare al concerto di un gruppo che non potete soffrire. È corteggiare la ragazza più racchia della festa. È pomiciare con una persona del vostro sesso perché siete eterosessuali, o con una del sesso opposto se invece siete omo. È decidere di fare qualcosa che non scegliereste mai di fare. È ribellarvi al vostro oroscopo, alle vostre superstizioni, alla vostra stessa identità. Il punk è rovinare la cosa a cui tenete di più, eccetera.
In sintesi: il punk è superare i vostri schemi mentali.
Capirete che uno slancio incessante al superamento (e quindi al cambiamento) conduce a contraddirsi continuamente. L’incoerenza è una grande vittoria. La gente dovrebbe concedersi più spesso il lusso di infrangere i propri valori morali – purché questo, ovviamente, non faccia del male a nessuno.

Così.

La ragazzina scende dall’auto di famiglia galleggiando in un canotto di chiffon e crinoline. Penso che il punk ci voleva liberi e che lei, nel nome di qualcosa che dovrebbe essere punk, si è chiusa in una gabbia.
Al di là del muro che circonda il suo giardino, mia zia si sta spalmando il gel drenante sulle chiappe. Penso che le ragazze punk si abbrutivano deliberatamente per non essere considerate un mero oggetto sessuale e che lei, ignorando le conquiste della sua generazione, investe un sacco del suo tempo a rendersi desiderabile.
La mia collega esce presto dall’ufficio per organizzare la festa di compleanno della figlia seienne; pensa a grandi vassoi ricolmi di pizzette che nessuno mangerà e a festoni che non saranno degnati di uno sguardo. Io penso che il punk voleva bruciare le icone per renderci veri e che lei sta cercando di conquistarsi l’amore con un altare di cartone.

Ditemi, adesso: riuscite a biasimarle? Siete in grado di scuotere il capo per queste persone senza rendervi conto che dovreste fare altrettanto nei confronti di voi stessi? (Vi confido un segreto: io stessa sono qui, che cerco di rendere libero un uomo mentre lo stringo tra le braccia… e non è forse un paradosso?). Tutto questo, capirete, è un po’ punk anche se voi non lo sapete.

 

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7 commenti

  1. ohccazzo sì!

  2. sto imparando ad essere punk.

  3. spettacolare.

  4. allora ho ragione, ho sempre avuto ragione.
    ero sono e sarò profondamente punk nell’anima.

    (mi mancheranno questi post, Juditta)

  5. Grazie, ragazzi.

  6. Chapeau, Sara, i tuoi post mi hanno dato molti spunti, come al solito. In particolare quest’ultimo. E stavo proprio giungendo alla tua stessa conclusione, prima di terminare la lettura.

    Poniamo infatti che una ragazza madre e moglie sia irresistibilmente attratta da altri uomini oltre che da suo marito. Sarebbe più punk se lo “tradisse” spezzando l’icona della fedeltà e del matrimonio o se gli restasse “fedele” ribellandosi alla propria natura e alle proprie inclinazioni?

    Tu come la vedi? cit.

    A presto, si spera.

  7. No.
    In realtà non scomoderemo Carmelo per lasciare questo commento.
    Non ce ne fotte un cazzo di bere alcol. Bere alcol e sbandierarlo a destra e a mnca per farlo sapere a tutti non è sottrazione dell’essere, è una stronzata. Ostentazione del nulla.
    E perché l’archivista è meno interessante del graffittaro ? Dove sono i Grandi Miti del Punk ? In quale immensa villa nordamericana vivono come nemmeno Luigi XIV era arrivato a pensare ?
    Quanti punk col culetto al caldo impiegati all’ufficio postale ci sono ? E cosa c’è, tutti dr jakyll e mr hyde ? O non, piuttosto, un monumento alla convenzionalità ? l’archetipo del trasgressore di paese che lancia la palla contro la porta dell’oratorio ?
    Ma c’è qualcosa di nuovo, finalmente. Erano anni che non leggevo da qualche parte il combinaqto disposto Valori Morali.