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Libero e i segnali di fumo 1

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Capirete bene che Libero a diciassette anni sputati non aveva ancora fatto il suo debutto nel mondo del sesso, e che in qualche maniera avrebbe sicuramente dovuto rimediare. Dal momento in cui si era trovato a crescere e crescere e provare – diciamo – certi interessi verso l’esterno, aveva anche perduto la propensione a considerare ciò che aveva tra le gambe come un semplice attaccapanni.

Era senza dubbio ad un punto di svolta dell’esistenza, dove per consacrarsi all’età adulta c’era da affrontare questa temibile prova d’iniziazione. Molti dei suoi amici già avevano dato, e raccontavano le meraviglie indicibili dell’entrare, per così dire, in quel mondo. Libero avrebbe avuto varie questioni di vario ordine da porre agli altri. La prima, e senza dubbio alcuno la più importante, era circa la reperibilità della materia prima. E se Carlo gli aveva detto che sarebbe bastato uno strizzar d’occhi e lavorio con la lingua alla prima ragazzotta passata sotto i portici al calar della sera, per farle intendere che voleva da lei proprio quello, Libero passò settimane intere sotto a quegli archi, consumando sigarette nel numero esatto di venti al giorno. Rimase a quota zero l’utilizzo dei preservativi regalati dalle magne anime della compagnia.

Se non altro, Libero divenne schiavo del fumo. Rantolava e scatarrava, arrancava a recuperare l’ala in fuga sulla fascia destra nelle partite del sabato pomeriggio al campo sportivo, e i suoi polmoni, si può dire, non somigliavano a quelli di un diciassettenne. Entro breve fece però maturare una voce da vecchio attore, di quelli che possano graffiarti con la semplice pronuncia di “che fai stasera bella?”. Roba che alla fine, a Libero, nonostante i complessi di asessualità e la tortura di dover ascoltare le avventure altrui, dava un barlume di soddisfazione. Soddisfazione, comparata alle aspirazioni, a dir poco magra. Ma ci volle poco a rimediare. Libero era al giro di boa della maggiore età. Non poteva far sorpassare la crescita interiore da quella anagrafica, e si era quindi promesso di rimediare alla propria mancanza entro il compimento del diciottesimo anno d’età.

Corse il nome di una certa Luisa, una del centro, che aveva continue ed infinite voglie. Libero, raggiunto dalla voce e dalla testimonianza autorevole di alcuni fidati membri della compagnia, spense la sigaretta a terra, e andò a suonare al portone numero 18, come gli avevan suggerito.

Trovò dentro una fanciulla che avrebbe potuto avere un’età compresa tra i quindici e i quaranta, quella che Carlo avrebbe definito “gnocca senza tempo”.

Nel giro di venti minuti Libero era nuovamente in strada, con la sigaretta in bocca e il ghigno di chi ormai pare non abbia più niente da chiedere. Uno che nella vita ha fatto tutto.

 

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5 commenti

  1. Bello! Scorre molto bene, non vedo l’ora di leggere il seguito :)
    Complimenti!

  2. Grazie Carlo. Uh!

  3. alessandro

    scorre, davvero bene, coinvolgente, Forza Liberoooooo!

  4. Libero è un personaggio fantastico. Provo vicinanza, affetto, stima nei suoi confronti.
    Qua tutto funziona, mi piace un casino.

    D.

  5. Vittorio Feltri dov’è?