Ci sono un maschio e una femmina. Sono bestie della specie umana. Il maschio è vecchio, la femmina giovane, entrambi troppo colorati. Sono in riva al mare. Il maschiovecchio urla. La femminagiovane abbassa la testa. Prevaricazioni. Prevaricazioni in una storia di prevaricazioni. Lui ha le mani callose, stringe la testa di lei. Hanno movimenti che attirano l’attenzione. Anche a distanza.

Ci sono due maschi. Sono bestie di specie umana. Sono rinchiusi. Sono chiusi dentro una cassa di ferro a quattro ruote. La cassa di ferro è piena di rumore, grida e chiasso. Chiasso e grida. La cassa di ferro va veloce. Troppo veloce. Uno dei due, il maschioguida fa troppe cose mentre guida. Fuma. Telefona. Fa foto. Canta. Canta a squarciagola. Urla per farsi sentire. Urla per sentirsi. Il maschioguidato ha paura, urla per farsi sentire. Vorrebbe scendere. Ma non può.

Ci sono una femmina e un maschio. Bestie della specie umana. Il maschio è il padre. La femmina, giovane, è la figlia. Si muovono ciascuno su una bicicletta. Il maschio padre parla. Pedante. La femmina figlia ascolta. Soccombente. Talvolta si guardano e si sorridono. La femminafiglia si gira e sorride. Il maschiopadre sorride e le dice di guardare avanti.

Il maschiovecchio si sbottona i pantaloni. Si abbassa le mutande e dona al mondo delle acque il succoacidopungente della sua vescica. La femminagiovane si vergogna e gli tira uno schiaffo. Il maschioguida si mette a guardarli. Li fissa stupito. È la goccia. Adesso il maschioguida non ha più attenzione. Non sente le grida del maschioguidato, non sente le grida del maschiopadre.

Non sente più niente nessuno. Assordati in un coprente, definitivo silenzio.