Cronovita in quattro dischi – parte prima

1998: Jeff Buckley – Grace (1994), la salvezza dei quindici anni (aspettando nel fuoco)

La musica dei quindici anni non si sottomette ai compromessi. Si cerca sempre una direzione, nella musica, figurarsi a quell’età. Sono passati dieci anni, per me, ma l’inquietudine dell’adolescenza non è guarita col tempo, ha solo trovato la sua strada. A quindici anni è graffiata di ribellione, vuole solo qualcosa che la aizzi e la tramuti in furia. Io volevo qualcosa che, al contrario, calmasse la rabbia e lasciasse l’inquietudine. È difficile a venticinque anni, figuriamoci a quindici.

Ero una lupa nervosa, affamata di musica.
Trovai quella cassetta sotto un comodino.

Arrivava dagli Stati Uniti, piratata dall’amico americano. Titoli a tratti secchi e corsivi di penna nera. Lasciai che il Sony la accogliesse e la mandai in fast forward per un secondo, per evitare che se la mangiasse rovinando il nastro.

Qualcosa, nel mio cuore, scoppiò. Non me ne resi conto subito, seguivo la linea melodica dell’arpeggio, incuriosita dall’ipnosi in cui mi sentivo scivolare. Ascoltai pazientemente i lunghi vocalizzi, affascinata dalla potenza, quando il singulto di gola chiuse la modulazione della prima strofa.

Era il mio primo incontro con Mojo Pin.

E il mio primo incontro con Jeff Buckley.

Grace, il suo unico album in vita -Buckley morì annegato nel 1997-, è il disco dei miei quindici anni. Non fu amore, fu stordimento completo. Parlava ai miei tumulti con la sua lingua migliore, le note gorgoglianti, i falsetti irriproducibili, le chitarre che venivano direttamente dal rock anni settanta, i contrasti, i testi criptici che davano mille significati, come quello della title-track. Wait in the fire, wait in the fire, mi ripetevo quando temevo di perdere il controllo.

C’era Last Goodbye, colonna sonora dei deliri amorosi. Lilac Wine, che parlava alle piccole inesperienze, feel unready for my love (e ne parla ancora). So real, come infilarsi un coltello nello stomaco e rigirare. Hallelujah, con cui ormai ci hanno stracciato le palle a cottimo tutti i protosentimentali dei talent-show di turno. Hallelujah, piccola perla perfetta, candela accesa e silenzio gonfio. Lover, you should have come over, sette minuti di ballata gospel, le parole che avresti voluto dire, well ‘cause maybe i’m too young / to keep good love from going wrong. All’allora, ma anche all’adesso.

Corpus Christi Carol è una provocazione. Una carola del Cinquecento inglese. La voce che sale, scala, cresce, si inerpica in falsetti, la chitarra che contrappunta elegantemente il ritmo dolce. Lei, e la successiva Eternal Life, sono la medaglia a due voci di Buckley, la spinta rabbiosa del grunge e la poesia della lirica.

L’ipnosi terapeutica del primo incontro, rinnovato subito dopo, si dissolse morbidamente con le tabla cullanti e inquiete di Dream Brother. Avevo trovato le parole, la salvezza, la musica per me.

Undici anni dopo, riascolto Grace. (And still) wait in the fire.

 

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19 commenti

  1. Con Jeff ho un rapporto di amore e odio, dipende dallo stato d’umore in cui sono. Ah, Halleluyah è molto utilizzata come versalacrima pure nei telefilm. INutile dire che con me ottiene sempre il suo scopo.

  2. Io quel disco l’ho incontrato nei 16 anni anziché nei 15, ma l’effetto è stato esattamente lo stesso.

  3. “Hallelujah, con cui ormai ci hanno stracciato le palle a cottimo tutti i protosentimentali dei talent-show di turno”: e anche dei primimaggi di turno :)

  4. Alli: l’abuso di Hallelujah è uno dei motivi che mi fa detestare il concetto di cover, un po’ come -meaculpa- Come together dei Beatles. ogni stronzetto che imbracci la chitarra nel più minuscolo buco di locale tira fuori quei due arpeggi per fare il figo, per dire “oh, guarda, so cantare jeff buckley”, e ogni volta c’è qualcuno di intelligente che dice “veramente è di leonard cohen” (che chissà quanto incassa di diritti). mi infastidisce la popolarità di Hallelujah, mercificata e massificata in questo modo.

    Tostoini: sarà la decade 10-19 che aiuta ad apprezzarlo. :)

    TuttoFaMedia: don’t parlare del primomaggio, ho visto quel pezzo di esibizione.. senza nulla togliere all’onestà di Paola Turci, direi che in quel contesto non c’entrava proprio un cazzo.

  5. Andrea

    Io sono uno di quelli che dice “veramente è di Leonard Cohen” :D

  6. grande Andrea, allora siamo almeno in due.

  7. Io quegli arpeggi li tiro fuori perché sono gli unici che so fare. Non sarà così un po’ per tutti?

  8. anche io ho trovato jeff buckely in una cassetta registrata!
    avevo 16 anni.
    è stato come dici tu, ipnotico: rimani incollato lì e basta.
    poi l’unica mia compagna di classe che a quel tempo aveva internet mi stampò tutti i testi e io li imparai tutti a memoria. Credo che sia l’album che conosco meglio in assoluto nella vita.

    sai, a me le cover piacciono.
    cioè, per me jeff buckley ha fatto molto bene a fare la cover di Cohen perchè le ha regalato qualcosa.
    (forse è vero che è un po’ sputtanata come dici te dato che c’è anche in Shrek 2, ma in quel pezzo ci sta da dio)

    che dire? grazie per questo post.
    grazie davvero :)

    s

  9. E’ un problema se ho conosciuto Jeff solo da poco? In effetti la mia cultura musicale ha percorso strade un po’ tortuose…

    Ari, ti arrabbi se ti dico che ho conosciuto Buckley proprio attraverso una “cover” di Hallelujah?
    A me quando una cover piace voglio subito risalire alla versione originale, che – il più delle volte – trovo migliore. Ecco che sono arrivato pure a Cohen.

    Ma a prescindere dalla mia ignoranza, Grace è veramente -tutto- una perla, e Buckley, Buckley, è…

    Per soddisfare la tua curiosità desasossega, la cover è questa:
    http://www.youtube.com/watch?v=Es589FnfLvQ
    Lei è proprio brava, la amo in questa sua interpretazione “sporca”.

    Besos!

  10. “Jeff Buckley chi? Hallelujah? Quello che ha fatto la cover di quella canzone che è nella colonna sonora del primo Shrek?”
    e qui ho dovuto pure rivalutare il concetto di amicizia.

  11. io buckley l’ho visto dal vivo.
    e le parole per raccontarvelo non le so trovare.

  12. Juditta: no, non credo.

    Deasimo: ecco il discorso importante: “le ha regalato qualcosa”. è questo quello cui mi riferivo. il bello di una cover è poter rivisitare un pezzo per dargli una nuova vita, anche distruggendo completamente quello che c’è dietro. se qualcuno proponesse una versione rockpunk, hardcore, di hallelujah, la apprezzerei di più del solito arrangiamento ballad strappalacrime. è che le cover di ora (rufus wainwright, elisa, la turci, cito a caso) sono altrettante cover della versione dolcissima e perfetta di Buckley, quindi non aggiungono niente, sono solo furbizia.

    Scarmic: no, non mi arrabbio per niente, ognuno segue i propri percorsi musicali e anzi, se la curiosità ti ha spinto fino a buckley, direi che mi va benissimo. :) la versione della MacDonald, per quanto ben fatta, si riallaccia al discorso che ho scritto prima come risposta a Deasimo.

    Daniele: lo so, uno ci prova sempre ad essere democratico, ma non porta quasi mai da nessuna parte.

    Cosechehoimparato: oh quanto mi piacerebbe un racconto del concerto…

  13. Cosechehoimparato, ti odio! (Cordialmente, eh! Ma “Ah sì? Voglio andare a un concerto di jeff Buckley” è la risposta che dò sempre a quelli che dicono “Tutto si può realizzare basta crederci”)

  14. eh ragazzi, è uno dei (pochissimi) vantaggi di essere nato 40 anni fa.
    ho visto anche la prima al cinema de la febbre del sabato sera, e frank sinatra al palatrussardi, e i queen al palalido nel tour di the works. oh, e il tour nei club dei pearl jam prima che uscisse il primo disco.
    vado avanti o sono già abbastanza odioso così?

  15. LB: io dico anche “voglio sentir cantare i beatles riuniti”
    Cosechehoimparato: vai avanti. l’invidia non è mai abbastanza :D (se poi vuoi scendere nei dettagli del concerto di buckley e farmi morire con lo stomaco contratto, ti passo pure la mia mail)

  16. vado avanti, d’accordo. alla rinfusa:

    i rage against the machine nella settimana in cui uscì il primo album.
    i tool nel loro primo tour europeo (credo fosse il ’90) e tutte le altre volte che sono venuti.
    paul mccartney nel primo tour dopo lo scioglimento dei wings.
    motley crue nel tour di shout at the devil.
    lenny kravitz nel tour di let love rule.
    i depeche mode nel tour di songs of hope and devition.
    i cure nel tour di disintegration.
    i coldplay nel tour promozionale del primo album.
    bruce springsteen nel tour di born in the usa e in quello di tunnel of love.
    terence trent d’arby nel primo tour italiano.
    gli slayer nel tour di raining blood.
    i nine inch nails nel tour di the downward spiral e nel tour di the fragile.
    i metallica con cliff burton al basso (tour di kill’em all).
    i metallica nella prima data con jason newsted (tour di master of puppets)
    i nirvana nell’ultimo concerto (roma) prima del suicidio di cobain.
    chris cornell coi soundgarden a torino.
    i def leppard nel tour di hysteria (primo tour di rick allen senza il braccio).
    gli u2 nel tour di joshua tree.
    david bowie nel glass spider tour, nel sound and vision tour, coi tin machine e altre due o tre volte.
    miles davis nell’ultimo tour della sua vita.
    i jane’s addiction a milano nel 1990 (formazione originale).
    i kiss tutte le volte che sono venuti in italia, anche struccati.
    prince nel toue di sign o’ the times, nel tour di lovesexy e nel nude tour.
    zucchero nel tour di oro incenso e birra.
    ligabue a padova nel 1991, prima del primo album quando suonava cover di springsteen nelle feste di piazza.
    i green day nel tour di dookie.
    gli afterhours ai tempi di pop kills your soul e poi in tutti i tour a partire da quello di hai paura del buio?
    i bluvertigo ai tempi del primo album.
    elio e le storie tese quando negli anni 80 suonavano al magia di milano con la batteria elettronica.

    e naturalmente
    bob marley a san siro.

    odiatemi, soprattutto perché ho un problema di memoria e non ricordo quasi nulla di quasi tutti questi concerti.

  17. ecco, di tutti quanti mi ruga da morire il concerto dei Nirvana a Roma.

  18. la cosa buffa è che quel disco l’ho ascoltato poco e niente, ma ricordo benissimo di averlo regalato per il compleanno della mia prima ragazza :°)

  19. “i nirvana nell’ultimo concerto (roma) prima del suicidio di cobain.”

    ah lì c’era anche un tipo che conoscevo, uno del mio quartiere ma più grande di me (che al tempo facevo la prima o seconda media, non ricordo). cmq noi ascoltavamo solo i nirvana e lui era diventato un semidio perchè sarebbe andato a quel concerto.

    quando è tornato a casa ha buttato via tutti i dischi dei Nirvana, tanto il concerto gli fece schifo.
    quindi dai Ari, forse è meglio non esserci andate :)

    giro la tua recensione di Grace a un mio amico batterista.
    complimenti ancora (se ricordo ancora dopo 10 giorni qualcosa che ho letto su Internet, significa che davvero è un pezzo che merita) :)

    s