Mi lascio chiamare Priso che da dove sto camminando significa Pitale, recipiente destinato a raccogliere l’urina o anche le feci, orinale (spec. dei bambini).
Tecnicamente sono sano. Ma i teorici del conformismo mi additano come un asociale, un irregolare con problemi di svezzamento irrisolto.
Da bambino sono stato molto solo. Il mio clan familiare, composto da più di cinquanta membri tra titolari, affiliati, consoci e nani da giardino, ha smesso di frequentarmi da quando sono stato investito dalla notorietà. Da quando avevo otto anni. Da quando ho gettato dieci volte dal mio terrazzo il gatto che viveva a spese degli abitanti del mio cortile. Detesto i parassiti.
In allegato i titoli dei giornali locali sulla notizia:
1. “Allarme nel quartiere: bambino benestante getta dal terrazzo un gatto”
2. “Aveva preso un brutto voto a scuola. Bimbo detto “Priso” lancia un gatto dal terrazzo”
3. “Dopo aver visto “I Puffi”, bimbo di otto anni lancia un gatto dal terrazzo”
I miei familiari, intervistati da giornali e tv, dichiararono che venivo da una famiglia normale, ma che in ogni famiglia che si rispetti esiste la mela marcia. Quella mela ero io precipitato dall’albero senza che nessuno si piegasse a raccogliermi.
Il giorno della mia Prima (e ultima) Comunione, non c’era nessuno della mia famiglia. A parte mia madre con la quale, dopo, andammo a festeggiare nel bar del sotto passo della stazione. Io ordinai un pacco di patatine e un crodino, lei una girella con il succo d’ananas.
D’istinto, quel giorno, maturai un autentico bisogno di non rivolgere la parola al genere umano.
(Priso come nome è un ottimo filtro. Nessuno è disposto a dirsi amico di uno che si gira quando lo appellano come un contenitore di rifiuti umani organici, spec. per bambini).
Mentre la città si trasformava nella Disneyland delle casalinghe: ogni due isolati nascevano ipermercati ripieni di surgelati di surrogati d’oltremanica, grattacieli di detersivi specifici per tutte le macchie umane, concept store della glaciazione del più violento istinto sessuale, sono diventato maggiorenne.
Un Priso maggiorenne è un Priso minorenne solo che ha diciotto anni. Mantiene intatti il silenzio posturale, la propensione a evitare discorsi con i familiari, l’elasticità nel gestire egoismo e atarassia esistenziali. L’unica differenza rispetto all’infanzia è che la gente mi definisce stronzo (spec. da parte delle femmine), epiteto che nessun essere umano, dotato del vitalizio conformista, attribuirebbe ad un bambino. Sbagliando.
Arrivato alla maggior età, la comunità urbana ha iniziato a prendermi in considerazione ponendomi le seguenti domande:
“hai preso la patente?”;
“vai all’università?”
Erano le domande più frequenti.
“No”;
“No”.
Erano le mie risposte, rinchiuse nella lapide della età adulta.
Quelle angosce paranoidi che infettano il cervello di ogni buon diciottenne (dove si trova un incavo femminile a buon mercato, quanto deve essere tosto prima di infilargli il guanto, quante ore prima del rapporto è utile smettere di tirarselo da solo) scavalcano la curiosità popolare. Per il dizionario locale un Priso è privo di diritti sessuali. Si sottrae alle erezioni auto ed etero-condotte: uno ad uno, due su uno, uno a molti, uno e basta.
Intanto in città. La gente non aveva mai un granchè di niente da fare ma voleva farlo il prima possibile. Le strade venivano allungate e i quartieri dilatati così le famiglie stavano più larghe nell’indigenza, legalmente riconosciuta dalle autorità cittadine.
Rivendicai il diritto di essere fuori tempo e fuori luogo. Proprio così, fuori tempo e fuori luogo. Sì. Non temo i goffi e i cacasotto. Chi ha una grande consapevolezza di se stesso, non cerca conferme dall’esterno.
(fine prima parte)
cp

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Nel mio paesello puglio Priso significa tonto. è accompagnato di solito con il gesto della mano tipo pulcinella per dire che la persona in questione è appellato in questo modo perchè dove lo metti, là resta. come se questo non fosse una palese virtù.
Confermo l’accezione di joujou… essendo rigorosi:
priso, 1: s.m., pitale, vaso da notte
2: s.m., coll., volg., dicesi di individuo dotato di sguardo poco intelligente, reputato inutile o non degno di alcuna stima e attenzione
3: s.m., “è andato a coprire il priso”, con tono di scherno, dicesi di uomo – solitamente, ma non necessariamente, forestiero – poco attento ai, o ignaro dei, trascorsi particolarmente generosi e volubili della propria compagna; lo sfortunato quindi chiude la lunga lista degli avventori che hanno usufruito delle attenzioni della suddetta
i Puffi son il mio cartone preferito..l’unico motivo per cui nn ho mai gettato un gatto da una qualsiasi altezza considerevole è che nn ne ho mai avuto uno perchè li trovo stronzi…un pò come i bambini che lo sono eccome se vogliono..;)
mi sento un po’ “Prisa”…forse non è bello.
joujou, anche nella mia zona puglica è lo stesso. purtroppo però i prisi sono in via di estinzione…
savino, è andato a coprire il priso non lo conoscevo. stupendo. ora finalmente saprò cosa dire quando mi chiedono che fai nella vita.
silvia, ebbene si. in fondo i bambini non sono altro che adulti piccoli….
cri, siamo in due.
Se fossi stata in quel bar gli avrei regalato un cornetto a quel povero priso.
vabbè era Pit
pit, con o senza crema?
DD
a me piace senza ma direi che glielo farei scegliere