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Dove chi entra urla 3

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Facciamo che qualcuno mi avesse chiesto, dieci anni fa, per strada o sull’autobus per andare a scuola, e facciamo che costui fosse il mio compagno di banco ricco bello e copione e che mi stesse parlando dall’alto della sua comoda posizione esistenziale, di come ci si sente ad avere un morto bianco in casa, precipitato da una imprecisa impalcatura di una nitida mattina di Ferragosto quando legalmente si dovrebbe stare al mare a sbavarsi di parmigiana e non a lavorare sulla suddetta impalcatura con tanto sudore e senza un casco in testa o le scarpe adatte che se metti un piede in fallo possono, dico possono, non far precipitare di sotto che poi ti trovano stecchito il giorno dopo, se va bene, quando la città riprende legalmente a lavorare, tu cosa avresti risposto?

La soluzione è esplosa mentre ci ripensavo. A mio padre, al mio prurito, alle parole di Bartolo.

Urlare.
Uno.
Due.
Tre.

Quattro volte ho urlato, quel pomeriggio mentre mi grattavo sulla strada verso casa, dopo aver detto a Bartolo che quella sarebbe stata la mia ultima lezione di scuola guida almeno finché non avessero eliminato la curva che dall’extramurale, vicino casa, mi porta in centro. Bartolo ha preso i soldi, si è grattato in faccia, vicino al naso dove spadroneggia un neo a forma di vulcano in eruzione, e non ha aggiunto altro.

Urlare e pagare. Entrare e uscire. Eliminare il prurito e sostituire un sorriso. Se un numero imprecisato di persone ha il suo prurito, lo stesso imprecisato agglomerato umano ha un urlo che desidera sfogare. Anche un Priso come me urlerebbe in uno spazio dove chi entra urla ed esce sorridente, senza aggiungere altro.

Quattro giorni. Bastavano quattro giorni. E l’indennità di mio padre che mia madre aveva conservato per quando ti sposi.

Il primo giorno: tracciare un quadro generale del progetto: spese, burocrazia, motivazione.

Il secondo: stilare un migliaio di ipotesi profilo-utente.

Il terzo: affittare un sottano: un locale sulla strada, dotato di chiusura ermetica e riservata, una saracinesca, non molto distante dalla stazione centrale per accogliere i pruriti provinciali.

Il quarto giorno: inaugurare lo spazio utopico dove il cliente entra, urla e lascia lì il suo prurito. Per sempre.

Il pagamento doveva essere preventivo, molto informale, tacito. Ci si accordava solo su alcune specifiche inerenti il prurito barra dolore. Di solito la tariffa più alta veniva stabilita per anzianità: chi detiene il prurito da più tempo paga di più. I pruriti freschi erano i più convenienti. Chi non riusciva ad urlare la prima volta, il secondo tentativo costava la metà, ma solo per il primo urlo. Dalla volta dopo, ogni urlo, strozzato o riuscito, aveva un costo singolo. Non accettavo comitive, al massimo si poteva prenotare un programma personalizzato a seconda del prurito e pacchetti convenienza in modo da scegliere se urlare tutto in una volta o in più ingressi durante il weekend.

A dispetto della sfiducia umana sui Prisi, in poco tempo avevo messo su un’attività redditizia. Mi rifeci di tutte le spese della scuola guida, riversai tutto sul conto corrente di mia madre che noleggiò un’auto con autista incorporato. A modo mio, saziai le aspettative che lei aveva partorito prima che nascessi.

Anche la città non aveva di che maledirmi. Ero diventato quel cittadino operoso che ogni esponente politico del luogo desiderava governare.

Cito testualmente i titoli dei giornali locali sulla notizia:

1. Molto successo per il sottano di un intraprendente imprenditore barese
2. Un sottano dove chi entra urla. E a Bari ora si vive meglio
3. Conferma per l’estro creativo pugliese: molte adesioni per il posto dove chi entra urla. A Bari non si teme più la fuga dei cervelli.

Tutte le persone che sono venute dove chi entra urla, hanno perso il loro prurito, urlando una, due, tre volte. La quantità non è mai stata importante né motivo di discussione, la qualità invece si paga.

(fine terza parte)

cp

 

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7 commenti

  1. Bello.
    Mettiamolo però l’indirizzo di questo posto. Pensiamo ad una sede secondaria a Roma. Una bella attività in franchising.
    Domani il mondo!!

  2. “A Bari non si teme più la fuga dei cervelli.”

    Fantastico! davvero geniale :D

  3. Fabrizio. per ora se hai qualche prurito vai pure nel mio blog. Lì urliamo tutti insieme, gratis. :))))

    Andrea, grazie. Geniale è Priso. :-DDD

  4. Geniale, geniale e geniale.

    D.

  5. david, grazie grazie grazie!
    :-D

  6. complimenti, sì.
    sì.

  7. cose che ho imparato, anche a te!