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Dove chi entra urla 2

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Adesso la parola che non devi dimenticare è auto-sabotaggio. Lo faceva anche Leonardo da Vinci. Quando aveva una buona idea, all’inizio la negava a se stesso sotto forma di schizzi prosperosi che poi abbandonava sulla strada.

Se non dai forma al pensiero, il pensiero non c’è. Deve aver pensato, Leonardo.

Se l’aspettativa è caldissima, disserta.  Fischietta e ruota la testa dalla parte opposta. Non ce l’hanno con te. A scuola, a casa, all’università, al lavoro. Non vogliono te. Mamma, le tipe che non infilavo,  l’affitto che non ci stavo, i pensieri. Non ce l’avevano con me.

Disserta la vita e la vita si dimenticherà di te.

Bartolo Scaramuzzi, detto ‘Tolino, non si è mai domandato il perché:

– Priso, non è normale fare tutte le guide che fai tu. Ma a me dei dettagli non me ne frec nud’. L’importanza è che mi paghi.

I Prisi incoraggiano l’opportunismo. Sono (es)portatori sani dell’umano, troppo umano, istinto capitalistico.

La curva  più temuta, durante le lezioni (extra) di scuola guida con Bartolo, è sempre stata quella sotto l’extramurale. Km e km di cemento disarmante che sputano polveri sottili e tranciano la città come fettine di tonno a filetti sottomarca. Sempre la stessa curva, la curva dell’extramurale dove Bartolo mi aveva segato enne volte all’esame pratico di guida.

– D’altronde… – (Capitava spesso, negli incipit dei discorsi seri di Bartolo, di imbattersi in un d’altronde o in un infatti anche quando la prima e la seconda parte dei suoi discorsi erano senza capo né coda)

– …ognuno ha il suo prurito, Priso. Tu c’hai quello della patente. Ognuno c’ha il suo. –

L’acume provinciale di persone come Bartolo Scaramuzzi riserva spesso barlumi di saggezza ineguagliabili, al di là di qualsiasi risorsa umana de-formata da anni di corsi di formazione professionale.

– Quale sarebbe il tuo prurito? – Gli chiesi, senza concentrarmi troppo su una circostanza in cui all’epoca mi capitava di imbattermi: far finta di essere interessato all’opinione che di me avevano gli altri.

– …sai io sono uno allergico ma qui non lo sanno i miei amici. Come te che dici che c’hai la patente ma non c’hai proprio niente. Solo che a me quando mi viene l’allergia mi gratto in continuazione… allora me ne scappo che si vede bello bello che sono uno allergico…

– Esattamente a cosa sei  allergico?

–  Te lo giuro sopra ai figli miei…

– …

-…Non te lo posso dire. Se potevo dirtelo, te lo dicevo pure a te.

– Chiaro chiaro. Ti procura molto dolore, questo prurito?

– Hai presente quando ti infilano una lancia dritta dritta su per il culo? – Rispose Bartolo, proprio a due metri dalla curva dell’extramurale.

Sulla strada di casa, ognuno ha il suo prurito faceva tic tac nella mia testa. Tradotto in italiano priso-centrico, quell’elementare principio assertivo di bartoliana memoria significava che ogni persona possiede un neo che non accetta, un callo al cervello che gli ottura il sangue, una paura silenziosa che somatizza grattandosi in parti improbe del corpo.

Tornato a casa, quella sera non riuscivo proprio a dormire. Avevo un bart-prurito, ed era dappertutto.

Il prurito umano si era riversato dentro me, mi grattavo ogni lembo della superficie cutanea. La notte seguente la stessa tortura: tutto il prurito del mondo si era raggrumato sulla mia scorza dura. La situazione si aggravò quando il prurito invase le budella.

Per strada dovevo aggrapparmi ai paletti, strisciare lungo le saracinesche unte dai vizi urbani per trovare un po’ di sollievo.

Presto la città si dimostrò intrigata dal sex appeal di un Priso con il prurito ubiquitario. Tutti mi cercavano. Dovevamo sparire, io e il mio prurito. Avevo sbarrato porte e finestre. Temevo che venissero a prelevarmi da un momento all’altro. Non usavo lo scarico del gabinetto perché ero convinto che sotto la fogna qualcuno mi prendesse per il culo e analizzasse le mie feci. Con il prurito affondato in poltrona, mi arresi in cerca di una soluzione. Pensavo. Non ho provato mai più niente di così vicino al sado-masochismo: pensare è rinunciare alle enne possibilità che non ti vengono in mente.

Mia madre tentava di convincermi a riprendere la mia vita asociale.

– Priso, hai trent’anni. Non lavori. Non studi. Non fai sport. Non hai la fidanzata. Non  hai la patente. – Mia madre non concludeva i suoi anatemi con un prevedibile: Priso a cosa servi?, solo perchè è sempre stata una donna di classe che preferiva concludere in modo più beckettiano con un:

– Tuo padre alla tua età, era già morto sotto un’impalcatura.

(fine seconda parte)

cp

 

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6 commenti

  1. “Non studio, non lavoro, non guardo la tivvù, non vado al cinema, non faccio sport. io sto bene io sto male io non so cosa fare. Non ho arte non ho parte non ho niente da insegnare. è una questione di qualità, o una formalità, non ricordo più bene, una formalità”.
    Mi viene inevitabilmente in testa questa canzone. ;)

  2. noveliè, ” io sto bene io sto male io non so cosa fare non ho arte non ho parte non ho niente da insegnare”
    hai proprio ragione, del resto sei un genio delle playlist!

  3. uh mamma ‘sto Priso mi assomiglia sempre più in maniera inquietante…però io la patente l’ho presa! L’ho puregià rinnovata…però non so guidare…mai guidato da quando ho la patente :) Baci Prisa

  4. Attenta allo humor macabro del’ultima battuta, qualcuno potrebbe giudicarla “gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti” e poi ti tocca fare la puntata riequilibratrice! ;)
    (anch’io m sento molto prisa, comunque)

  5. cristina e letizia, dentro di noi c’è una prisa che chiede di essere adottata. non abbandoniamola.
    :-DDDDDDD

  6. ehi, grazie per “il genio delle playlist”! :D