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cronache dal parabrezza 03

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storia di una cosa che non c’è più, in quattro lettere mai spedite

3. questi posti davanti al mare

ma c’è un’altra cosa che devi sapere:

quando l’ho visto arrivare, nel clangore attutito dei suoi vent’anni incappucciati e incazzosi, ho cercato di implorarlo con gli occhi di non proseguire e non fare cazzate
perché io non volevo reagire
perché io non volevo esser lì
e invece lui avanzava e gridava e sputava e lo guardavo e aveva un corpo magro e nervoso e un bastone nella destra e una maglietta bianca dei bauhaus sotto la felpa nera, e avrei voluto sfilarmi il casco e abbassare lo scudo e dirgli aspetta io c’ero a milano nell’82 a vedere i bauhaus quindi ora fermati e smetti di urlarmi che sono un maiale, un poliziotto di merda, io non so nemmeno se stasera vorrò essere ancora un poliziotto dopo tutto questo sangue e questa violenza e questo dolore assurdo e assordante
io non voglio reagire
io non voglio esser qui
e invece tutto è successo in un attimo e quasi non mi sono accorto di nulla: qualcuno da dietro ha gridato di caricare e io non l’ho visto più quel ragazzo, ho esitato ho aspettato ho dubitato di tutto, e altri uomini dalle teste impomatate strette in caschi blu come il mio mi hanno superato quasi travolto certamente disprezzato e tutto è successo in un attimo
ma io non volevo più reagire
ma io non volevo più esser lì
ho visto i manganelli volteggiare e vibrare e calare sulle teste di ragazzi ragazze uomini donne cappucci baschi berretti e ho sentito le grida i pianti le bestemmie a dio e allo stato e ho visto gli spruzzi di sangue gli schizzi di sudore le bottiglie di piscio ma soprattutto ho sentito l’odore del mare, ed era forte il puzzo delle auto bruciate dei lacrimogeni delle molotov dei mc donald’s in fiamme eppure l’odore del mare svettava su tutto. o forse no, forse ero io a cercarlo nel naso per trovare un po’ di bellezza e cancellare quello che stavo vedendo subendo e creando col mio silenzio immobile, per dimenticare che anche stando lì fermo senza far nulla né attaccare né difendermi ero artefice e vittima di quell’orrendo orribile orrore

poi ho sentito lo sparo-

pochi metri dietro di me. non ho visto la scena ma ho sentito lo sparo. solo la sera, in infermeria, ho saputo che si chiamava carlo, come mio padre. ma in quel qui e ora mi sono pietrificato dentro la divisa antisommossa. poi è stato il silenzio. e quel silenzio me lo porto dentro anche adesso.
dopo qualche minuto ho rivisto il ragazzo con la maglietta: lo portavano via, aveva un braccio rosso di sangue e piangeva e urlava e malediceva dio e lo stato e noi poliziotti di merda. e io sapevo che avrebbe potuto essere suo il cadavere in terra accanto al land rover e avrebbe potuto essere mia la mano che premeva il grilletto e che se fosse stato lui non avrei potuto far nulla per impedirlo né salvarlo né salvarmi perché questa vita questo paese questo lavoro questo stato quella città è una grossa padella che frigge in cui siamo solo ossa e capelli, e carne al chilo.
ecco perché adesso ho una pistola con me
è per la vergogna è per la paura è per la rabbia è per la rassegnazione è per
l’amore è per l’odio è per quel ragazzo morto in terra è per quell’altro con la maglietta dei bauhaus è per il mio dito sul grilletto è per la sua testa trapassata è per il mio restare immobile nel centro della battaglia è per l’uomo che è lupo per l’uomo è per l’odore del mare è per una divisa che non ho più indossato da allora è per la filiale di banca in cui mi sono nascosto come in una trincea è per il mio tradimento, inevitabile
ma è anche soprattutto per te
che non hai mai veramente capito, forse perché non ti ho mai veramente spiegato. è per te che forse avevi ragione quando dicevo: genova e pensavi: colombo acquario de andrè. così io stavo zitto, sprofondato nel silenzio, otto anni di silenzio, un minuto di silenzio dopo l’altro finché inesorabile implacabile silenzioso non è arrivato l’ultimo, quello di troppo, e a quel punto semplicemente hai parlato tu
e io, che avevo –anzi ho- bisogno di te, e dei bambini della famiglia della quiete io,
che volevo solo dimenticare quella violenza quell’orrore
e cercare un po’ di pace di calore di vita che pulsa nonostante la morte io, che volevo scappare,
io in quel momento ho capito che ero perso per sempre, che non c’è nulla da fare,
che non si cambia, che non importa quant’io rinneghi il male che ho fatto consapevolmente ideologicamente istituzionalmente, perché mi si è avvinghiato addosso come una blatta e io come chiunque sono ossa e capelli, e carne al chilo.

così ora scendo dall’auto, la portiera un’ala spiegata nella pioggia, la pistola stretta
nella destra. cammino. piove. conto i passi, i respiri. piove. accelero. rallento. accelero. mi fermo. piove. alzo il naso e vedo la luce accesa dietro la tua nostra vostra finestra. piove.

non ho paura. non ho più paura di niente.
e mi sento stranamente finalmente leggero.
non felice, non sereno: leggero.

come un tuffatore con entrambi gli alluci sul bordo del trampolino.

pronto.

e allora m’infilo la pistola tra i denti.

***

questo brano è opera di fantasia. ogni riferimento anche parziale a persone, cose, luoghi, situazioni presenti o passate realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale

 

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5 commenti

  1. Ho aspettato impaziente questo sabato per leggere le cronache del parabrezza… E cavolo… Dire che è bello è limitante! Quasi non riesco a spiegare…

    Un frappè di ricordi, collegamenti, emozioni. I bauhaus (fantastici), Hobbes, Hesse, Genova (cazzo Genova, echiselidimentica quei giorni), Oceano Mare, il mare, l’odore del mare (l’ho quasi sentito), e poi in sottofondo nella mia testa c’era Brian Eno… Questo è tutto quello che mi si è attivato mentre leggevo.
    Sublime.

  2. ….per il mare…
    ti ho votato per il mare…
    per quel terrore che ho anche sentito sott’acqua in fondo al mare
    …e per quegli otto anni di silenzio….lo stesso silenzio che senti sotto il mare….
    BANG!

  3. E’ una storia che funziona, con un bel tiro drammatico.

    D.

  4. Scritto molto bene , non c’è che dire.
    una letteratura, emozionante ,cruda, ricca e scorrevole allo stesso modo.
    mi sono piaciuti tanto la descrizione e la cura dei particolari.
    bella lì .

  5. Bene, mi son riletta di colpo tutte e tre le puntate precedenti, ora sono pronta per la quarta.