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cronache dal parabrezza 02

di



storia di una cosa che non c’è più, in quattro lettere mai spedite

2. born slippy

e comunque d’accordo non dovrei bere così e non avrei dovuto guidare e piove e
soprattutto
a star qui sotto casa tua mi gioco l’affidamento congiunto rischio di diventare spazzolini e pigiami in uno zainetto a weekend alternati, e comunque se è per questo non dovrei nemmeno scriverti adesso

però

avresti dovuto vedermi ballare cazzo.
scuotevo a casaccio le braccia, e ridevo fingevo di ridere mi sforzavo di ridere e non
c’era niente da ridere, e bevevo dal bicchiere di tutti, completamente perso e fintamente euforico, eppure attento alle sfumature della musica attorno a me, immerso nel fuori per non pensare al dentro, e mi guardavo intorno: seni culi lingue estese e capelli biondi rossi castani ricci lisci e frange, tante frange, tutte quelle frange, troppe frange e nessuna come la tua, scriminata dal vento in cima alla pedrera o incollata alla fronte durante le contrazioni e le spinte, ma poi rivedevo anche lui circa un mese fa che mi sorride per strada mi saluta e solo un’ora prima forse ti ha presa premendoti la frangia contro il cuscino mentre io rifiutavo un mutuo a un malato di cancro e i bambini all’asilo ci facevano un cuore di feltro col punteruolo
e allora ballavo più forte fino a spaccarmi i polpacci lì in mezzo alla sala tra i sorrisi
e le parole del rap, nomi verbi aggettivi trasparenti nella mia testa, io che se guardo a ritroso la mia vita mi sembra bellissima come quella prima sera in cui mi hai chiesto “rimani?” e io non sapevo che non me ne sarei più andato e ti ho risposto di sì e poi abbiamo riso e cantato prima ancora di cominciare a spogliarci e scoprirci a vicenda tu troppo larga sui fianchi, io con i peli sudati spalle curve denti stretti e la promessa prematura folle di non lasciarci mai più e poi il mio seme libero, e noi che non ci eravamo mai visti prima eppure avevamo una figlia che già germogliava dentro di te
e ballavo per non rivederti vestita di bianco anche se sembravi grigia contro quel
sole di maggio di cazzo quattro anni fa con martina in braccio a mia madre e il sindaco che leggeva una blablabla di diritti e doveri e tu con paolo già in pancia che sorridevi e mi dicevi con gli occhi “sei tu” e io che sorridevo e ti dicevo con gli occhi “sei tu”
e invece no, non eravamo noi
noi siamo questi ultimi giorni, l’assenza di spiegazioni una valigia già pronta e un
invito a uscire e il tuo telefono perennemente staccato e una raccomandata nell’unica mattina di sole carta intestata dello studio legale del settimo piano ma che parola è “separazione”? esisteva nel nostro vocabolario?
e allora ballavo e ti cercavo e non ti trovavo e piangevo, e mi dicevo “adesso la
chiamo” ma la verità è che non saprei cosa dirti se non che vorrei che fosse tutto diverso, e che mi sembra orribile non sentirti vederti toccarti, non sapere se stai bene o se stai male, e che per me sei sempre come in quella polaroid in cui mi guardi seria perché hai appena riso o pianto o urlato o fatto l’amore non so, ma mi ami per quello che sono e per quella che sei
ecco perché avresti dovuto vedermi ballare, mentre feroce ti maledicevo e mi
ripetevo che nonostante ciò che mi hai fatto ciò che ci hai fatto dovrei disfarmi di questa pistola e dimenticare che esisti

e invece eccomi qui.

***

(questo brano è opera di fantasia. ogni riferimento anche parziale a persone, cose, luoghi, situazioni presenti o passate realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.)

 

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7 commenti

  1. bellissimo…

  2. L’espressione più adatta per descrivere tutto questo (definirlo racconto è troppo limitante) probabilmente è turbine infinito. È una roba che ti prende all’ombelico, che ti stordisce cazzo, ti stordisce. La fine delle parole gli infligge una grave sconfitta ma è così che deve andare. Sarebbe troppo se fosse infinito. Eppure nella sua finitezza sembra incantevole e triste come lo è l’idea di una cosa immortale. E cavolo, io i flussi di coscienza li amo.

  3. … è già sabato prossimo??????

    Ditemi di si, voglio la terza parte……

    Ottimo, ottimo davvero…

  4. cazzo henry, è straziante!! non ho voglia di piangere a pasqua, ecco perchè cerco di non innamorarmi mai tranne che nei casi di stretta necessità…spero che tutto questo sia finito da un pezzo e queste lettere risalgano a qualche anno fa, io so cosa si prova in una situazione di impotenza nei confronti del crollo inaspettato di un amore, per questo avresti avuto la mia solidarietà ma nel frattempo sei riuscito a farmi scendere una lacrima…e quindi……

  5. sono a lavoro e devo per forza trattenermi. uff. avrei dovuto leggerti al ritorno a casa, mica ora. a casa. non solo sto oziando… sto oziando commuovendomi. riuff.

  6. allora??? questo parabrezza 3??? mica si può aspettare così….

  7. …Che emozione…