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cronache dal parabrezza 01

di



storia di una cosa che non c’è più, in quattro lettere mai spedite

1. bailamos

prima di leggermi, amoremio, smetti di leggermi.

chiudi questo foglio, e cerca il mio metronomo, e impostalo su 100 battiti al minuto.

ecco, poi trova un angolo tranquillo e asciutto della nostra casa; ne ricordo almeno
tre, e in uno facevamo l’amore al mattino, a becco stretto per non svegliare i bambini.
e siediti in terra. fallo, se puoi. (non lo farai, lo so.)

porta il contrappeso a sinistra, quindi lascialo
ecco
tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic

ora inizia

da qui.

qui è in realtà, ma non puoi saperlo:

sono seduto in macchina, parcheggiato davanti a casa tua, casa nostra.
e vedo la tua finestra da dietro il parabrezza, anche se piove ed è buio ed è freddo e tutto trema come l’aria sopra una fiamma. ho i fari spenti ma le quattro frecce inserite,

tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic

e sì, hai indovinato, sono 100 battiti al minuto. a tempo con questa canzone che adesso suona nel lettore cd, una cosa orribile che hai odiato e poi amato e che io ancora detesto, ma che ora non posso fare a meno di ascoltare.

tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic

è salsa o merengue o che-cazzo-ne-so-son-tutti-uguali-sti-ritmi-latinamericani-del-cazzo.
parole tue, mica mie.

lecco il muco che mi cola dal naso, perché ho una mano sotto una coscia e l’altra sul cane.
il cane è freddo, rigido. il muco invece è dolce, ma inafferrabile con la lingua.

passi davanti alla finestra.
nella tua ombra sul soffitto riconosco i capelli raccolti. e anche se non ti vedo, mi
giuro che sei vestita male. sei sempre vestita male. mi rassicuro pensando che hai la tuta rossa attillata che ti asseconda la mollezza del culo e la maglietta bianca, gialla di semolino sputato. non sei mai stata bella, e nemmeno elegante. non ti sei mai curata, né ti sei mai presa cura di me.

stringo gli occhi.
tra le sagome in movimento cerco di indovinare le forme dei bambini. e forse vedo
paolo, arrampicato sul seggiolone. ma non so. manca poco all’ora di cena.
di martina immagino solo l’odore. lo mando a memoria mordendomi il labbro per
isolare il puzzo della città che ho intorno e addosso. il cane è freddo, rigido al tatto.

e starei qui per sempre se improvvisamente non lo vedessi arrivare.
cammina ritto e cauto come uno che è reduce da un intervento. ha il cappello di
lana calato sugli occhi e non porta l’ombrello. fuma. di lato, come i sicari.
e non mi nota nemmeno mentre preme il pulsante accanto al tuo nome accanto al mio nome.

e poi sento la tua voce. sì?
e poi sento la sua voce. sono io, amore.

e poi non sento più niente.
nemmeno tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic tic.

il cane è freddo, rigido.
ma lo libero. con un clic della sicura.

***

(questo brano è opera di fantasia. ogni riferimento anche parziale a persone, cose, luoghi, situazioni presenti o passate realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.)

 

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8 commenti

  1. eccole le parole.
    voglio dire parole parole.
    quelle che dicono qualcosa.
    quelle che ti fanno vedere, immaginare, respirare.
    le parole.

    eccole.
    per fortuna.

  2. Davide

    Ha ragione Roberto… LE PAROLE..

    Il problema adesso è che ne vorrei leggere almeno 500 pagine di parole così..

  3. io vorrei un cd con un audiolibro con taccuino prendiappunti già scritto con allegato in codice morse con cuffiette con effetto dolbysurround con calendario illustrato con videocassetta in omaggio, tutto firmato cosechehoimparato.

    (Bailamos – let the rhythm take you over Bailamos
    Te quiero amor mio – Bailamos
    Wanna live this night forever – Bailamos
    Te quiero amor mio Bailamos
    Como te quiero
    Como te quiero
    Como te quiero…………..
    e poi sfumaa…..)

  4. Riesco a immaginare sulla mia pelle la sensazione di quel freddo, di quella pioggia e di quella storia.
    Ottimo, ottimo lavoro!

    D.

  5. Molto cinematografico, complimenti!

  6. Complimenti, amico mio.
    Soprattutto per quel paio di frasi così intense ed espressive da squarciare la pelle e arrivare dritte dritte a destinazione.

  7. quella cosa del metronomo… un dettaglio che mi colpisce. Boh. Mi piace molto come l’hai scritto.

  8. joujou

    Gli avrà quantomeno morso il culo.