… stavamo dicendo?

Ah, sì.
Cose da fare e vedere senza i bambini.
Procediamo.

Jerry Stahl.

Il Maestro ha cominciato con la pornografia. Poi è passato al piccolo schermo, scrivendo parecchi episodi di cose con le risate fuori campo, compreso Il mio amico Alf, che è diventato il suo incubo peggiore. Anche perché a quel punto spendeva 5.000 dollari a settimana per drogarsi. Si è disintossicato, più o meno, ha scritto fichissimi memoriali sui suoi vizi (Mezzanotte a vita) e altrettanto fichissimi romanzi sui vizi degli altri (Io, Fatty). È tornato in tv solo quando il giro CSI gli ha affidato qualche sceneggiatura. Lui ha risposto con le puntate sulle perversioni. Sì, anche quella sui furry. A quel punto loro l’hanno abbracciato forte forte e hanno detto “amico, di solito la gente non vuole nemmeno toccare questa roba, tu invece sei il numero uno”. Il Maestro esiste. Il Maestro ama ravanare nel torbido. I heart El Maenstro.

Le case dei mostri.

Superate forse soltanto dal momento in cui il più imbecille della compagnia viene fatto tacere per sempre, le case dei mostri rappresentano il punto di maggiore gioia quando si guarda un horror. Anche un brutto horror. Anche una fotocopia di Halloween. Male che vada c’è sempre una catena attaccata al muro, un cestone di giocattoli mezzi masticati, una stufa a gas incrostata di pelo di cane. Se da bambina non avessi ricevuto una sana iniezione di case dei mostri, dubito che sarei mai andata ad abitare in un angolo dell’Alabama tosco-emiliano. Quindi non avrei mai incrociato nella vita reale degli spettacoli quali “contadino sul ciglio della strada, con un forcone in una mano e un cellulare nell’altra, sghignazza mentre guarda passare la tua macchina (e porta una salopette di jeans a petto nudo)”. Certa gente ha tutte le fortune.

I 400 Calci.

Il fondatore si chiama Nanni Cobretti. Quelli che ha tirato su per scrivere articoli sono anche più folcloristici. Visto che i loro eroi sono Eric Roberts e Nick Nolte, direi che spesso si prendono la pallottola al posto nostro. Amano talmente tanto i nani famosi che ci hanno fatto una rubrica apposta. Purtroppo gli è mancato il coraggio di intitolarla “Nani Famosi”. Oh, a ciascuno il suo.

(continua)