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Un pacco di biscotti

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Guardo l’orologio al di là delle casse, uff, son già le sette e mezza di sera, sbuffo, poso la mia merce sul nastro, aspetto.

Un ragazzo e una ragazza dietro di me parlano a voce alta. “Tu sei inglobato dal sistema, te lo dico io”. Sbarro gli occhi mentre la commessa mi chiede se voglio un sacchetto. No, grazie, ne ho sempre uno in borsa. “Tu con le tue scarpe americane sei schiavo del sistema, mi fai schifo, mi fai”, continua lei. Vorrei vedere la faccia che ha lui, lo schiavo del sistema, mentre digito il codice del bancomat.

Non sento la risposta di lui, forse il suo silenzio indica che non è la prima volta che si sente dire così. Io una così la lascerei seduta stante, in coda al supermercato, per farla sentire una scema, lei e il pacchetto di biscotti francesi che tiene in mano. Fossi meno stanca le suggerirei di girare la scatola e vedere il logo della multinazionale. Che faccia farebbe?

Metto anche l’ultima cosa nel sacchetto giallo e alzo gli occhi verso la coppia dietro di me.

Son strani quei momenti in cui rivedi una persona che pensavi di aver dimenticato.

C’è sempre quell’attimo di indecisione. Lo saluto? Non lo saluto? Mi riconoscerà? Se ne sarà accorto? Sono momenti che in un film di serie b sarebbero senza audio per sottolineare e suggerirne la gravità. Il problema è che non sento davvero più nessun rumore, forse il mio cervello è davvero di serie b. Ma cosa mi viene in mente. Non è questa la situazione giusta per deciderlo.

Lui mi guarda, è un’occhiata affermativa, non cela domande. Sei tu. Ah, ciao. Come stai? Sei più bella. No, scusa. Sei sempre stata bella. Dice tutto questo senza aprire bocca, mentre la sua ragazza porge i soldi alla commessa, e riprende i suoi biscotti.

La ragazza si accorge che sto fissando entrambi e mi dice “hai bisogno di qualcosa?”

“Quei biscotti sono una droga”, dico, nervosa. “Mi son dimenticata di comprarli”.

“Oh, sì. Andiamo?”, dice poi a lui, che senza dire nulla si incammina con lei verso l’uscita, voltandosi a ogni passo verso di me.

Vado anche io verso l’uscita, per un attimo stupido mi viene in mente di seguirli. Poi mi fermo, li guardo entrare in macchina, lei al posto di guida, lui al lato sinistro, mentre chiude la portiera mi fissa un’altra volta.

Hai le occhiaie, ma sei sempre tu, non sei mai stato uno “schiavo del sistema” come ti definisce lei, stai tranquillo, gli dico senza aprire bocca e riprendendo il mio cammino.

Lui sembra aver capito, perché posso scorgere appena il suo sorriso, mentre la macchina si allontana.

 

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2 commenti

  1. WOW!!! mi hai catapultato in fila al supermercato…
    bellissimo!!!

  2. Se chiudo gli occhi la scena accade, veramente, nella mia mente (di serie b). E mi piace ^__^