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Rosso, giallo… rosso.

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C’è una ragazza con una borsa enorme e un ombrello piccolo piccolo che corre verso un semaforo che è verde, ora è giallo, no, ora è già rosso.

Questa scena l’ho già vista. Dejavù? No, cattiva abitudine.

Non è colpa mia se il semaforo dell’incrocio forse più pericoloso di tutta questa bagnata  città dura il tempo di accorgersi che tocca ai pedoni passare. Non è colpa mia se le mie scarpette continuano a camminare come fossero al borgo natio, dove le strisce pedonali servono più che altro ad abbellire l’asfalto, la loro utilità è solo apparente. Una cosa che mi manca della mia città d’origine, il camminare con la testa nell’azzurro, senza rischiare nessun pericolo, come se fosse d’obbligo distrarsi.

Magari fosse così pure qua, tra queste strade su cui inciampo maldestra da tanti anni ormai. Non sto dicendo che sia meno bello, solo è un po’ più rischioso. Ci vorrebbe una mamma che ripeta ogni giorno “guarda quando attraversi”. Prima a sinistra e poi a destra. O forse è il contrario, mi sfugge sempre.

La prima volta che ho visto questo stradone è stato un sacco di tempo fa. Ero in macchina con papà, che continuava a imprecare perché si era fatto male alla schiena mentre cercava di piegare in due un materasso nei sedili posteriori dell’auto; la mamma invece teneva in braccio lo scatolone delle tazze e dei piatti, e io mi guardavo intorno pensando “come farò a trovare la retta via, in questa città dove ci sono solo alberi rinsecchiti e cemento?”

Non so perché mi venga in mente questo ricordo stupido mentre corro verso il semaforo, forse è per via della canzone che mi trovo nelle orecchie, una delle mie preferite, mentre corro e il semaforo sembra sempre più lontano. Ecco, mi è venuto in mente che ho finito le sigarette. Faccio una piroette su me stessa a tempo con la canzone di Cat Power e torno indietro.

Entro in tabaccheria, chiedo il mio pacchetto azzurro alla signora che non alza mai lo sguardo dalle parole crociate – non penso sia programmata per farlo – e quella mi porge sigarette e resto senza mai staccare gli occhi dal foglio. Mentre raccatto il tutto, la signora mi indica con la sua matita e dice:

“Lo fa chi si accontenta”.
Mi giro per vedere se stia effettivamente parlando con me.
“Gode?” rispondo titubante.
“Ah, è vero” dice, e ritorna al suo schema.

Esco dalla tabaccheria, rifletto appena su questo proverbio ed ecco che il semaforo che sto tenendo d’occhio mi fa segno di passare. Una macchina che inseguiva il suo personale verde mi taglia la strada e l’aria che sposta porta lontano il mio ombrello aperto. Troppo lontano perché io lo insegua, mentre affronto a passo deciso le strisce pedonali mentre Cat Power ricomincia paziente da capo la sua hit.

Piove ancora.
Guardo dall’altro marciapiede, quello giusto, i resti del mio ombrello.
Mi riparo come posso sotto uno dei famosi alberi rinsecchiti e mi metto a ridere.

 

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4 commenti

  1. Lo scopo di questo progetto è dare visibilità a giovani menti interessanti?
    Se è così, ci siete riusciti in pieno.
    Complimenti ad Allitterata.

  2. sì, ma si sa che ‘sta ragazza ci sa fare con le parole.

    chapeau.
    gung-ho.

  3. Oh, grazie a entrambi! :-)