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Che siano scarpe o cartelli colorati, lascia che ti guidino

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Insegna gialla della tabaccheria, bianca dell’edicola – senza elle da anni -, croce verde lampeggiante per la farmacia. È strano come mi rimangano impresse in mente le insegne dei negozi, sul tragitto per il lavoro. Le so a memoria più del mio codice fiscale. Una volta salita sul tram, imposto il pilota automatico, so che la mia memoria non mi tradirà. Ascolto la mia musica, mi guardo intorno.

Le due ragazze sedute a fianco a me parlano fitto fitto, mentre cerco il fidato ipod nella borsa. L’ennesima borsa comprata nell’utopia che fosse capiente e mi permettesse di trovare tutto subito. E invece, come ogni mattina, mentre ancora una volta mi tocca disfare il mio piccolo dramma, con il filo delle cuffie che si incastra tra la trousse e il telefonino poggio un orecchio sul discorso di quelle due.

Quella con le scarpe da ginnastica blu – carine, vorrei conoscerne la marca – sta raccontando che due sere prima è uscita con un ragazzo e questo non l’ha ancora richiamata. L’amica alla sua destra ha già l’aria di chi sarà costretta a sentire questo discorso, ma, d’altronde, penso che sappia che la pazienza è la virtù delle amiche vere. Mi calo le cuffie nuove sulle orecchie. Il modello che ho appena acquistato è di quelli seri, con filtro per il silenzio e amplificazione di ogni accordo; mi piacciono perché mi fanno illudere di stare appena dietro il microfono del cantante, mi piacciono perché tappano fuori dal cervello le parole degli altri, mi piacciono perché stanno bene con i miei capelli.

Le ultime parole che sento prima di schiacciare play sono “capisci, né un sms né niente”. Continuo a guardare le due ragazze, immagino i discorsi che la voce di Liam mi impedisce di ascoltare, poso gli occhi su quella con le scarpe da ginnastica blu, che ridacchia – magari starà raccontando di come lui l’ha baciata, che ne so – mi soffermo sull’anellino che è al naso della sua amica. Mi ricorda una che conoscevo che si ficcava nella pelle un piercing da sola ogni volta che era un po’ più ubriaca. A fine università ne aveva una decina.

Insegna del bar rosa che precede il negozio di telefonini, appena prima del mio ufficio. Oh, questa è la mia fermata, quindi. Mi alzo, schiaccio diligente il bottone rosso e sposto le cuffie al collo. Scusa, appello la ragazza con le scarpe da ginnastica blu. Potrei suggerirle di non illudersi. Di cancellare subito il numero di telefono del ragazzo, finché è in tempo. Finché ricordarsi di lui non costituirà la pausa tra un pensiero e l’altro. Scusa, ripeto, mi diresti dove hai comprato quelle sneakers, infine le chiedo. Oh, le trovi in via Torino, da Bata, dice sorridendo. Ah, grazie, faccio io e scendo dal tram. Ci sono anche in rosa, mi dice poco prima che le portine si chiudano dietro di me.

Guardo il tram andare via mentre aspetto di attraversare la strada, rimetto le cuffie sulle orecchie, e spero, davvero, che quel ragazzo sia giusto per lei. Con un paio di scarpe da ginnastica così non può succederle nulla di brutto, ne sono sicura.

 

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4 commenti

  1. Ultimamente cerco di leggere la personalità delle persone attraverso le loro scarpe: spesso si intuisce una correlazione, spesso le scarpe son più interessanti delle persone stesse, se è per questo;)
    Strano ritrovarmi a parlare di scarpe, Alli, non trovi? :P

  2. Le hai comprate rosa poi??? :)

  3. giallo bianco verde e rosa a cornice di un messaggio che non è ancora interruzione tra un pensiero e l’altro.
    Mi piace e va bene così.

    Però la tua amica era veramente morigerata a fronte del suo coraggio per farsi i piercing.

  4. Scarmic, le scarpe sono un dettaglio da non trascurare! :-P
    Vlao, eheh, come hai indovinato?
    A, grazie, la mia amica era un po’ scema, detto fra noi. :-)